Mia Martini

Autore: A. Mele (Cesgraf Nazionale)

Mia Martini dal Calendario Grafologico 2013: Stars giù la maschera

Mia Martini detta Mimì è stata una delle voci più intense e ispirate nel panorama della musica leggera italiana.
Oggi la critica lo riconosce unanimemente, ma per alcuni anni la sua carriera fu attraversata da ostruzionismi malevoli che le procurarono profonde ferite.

Ferite mai rimarginate perché inferte ad un'anima inquieta e tormentata, che si svela anche nelle sue scritture, sempre diverse, sempre in bilico tra cadute e risalite.
Scritture inquietanti, che riflettono un'aspra e dolente sensibilità che, su uno sfondo di tensione emotiva dal ritmo oscillante, passano dalla resa depressiva alla rivendicazione.

Scrittura 1 Già dalla scrittura di bambina, più infantile dei suoi 10 anni, i reiterati ritocchi, le torsioni nelle verticali, le evanescenze nella pressione, il particolare della gamba della "g" piegata sulla sinistra, mostrano segni di sofferenza, mentre le virgole acuminate (quasi una controdominante) rivelano una forma di sotterranea aggressività che stupisce in una bambina - buona e diligente - che si impegna a scrivere con tanta cura perché vuole corrispondere alle aspettative dei genitori.
Come si manifesteranno nel corso degli anni queste per ora timide pulsioni aggressive che, proprio perché negate, possono tramutarsi in autodistruttive?

Scrittura 2 e Scrittura 3 In queste lettere al padre le parole che gli rivolge sono soltanto d'amore, ma al grafologo non sfuggirà come questo amore sia vissuto in modo conflittuale (è noto infatti il rapporto conflittuale con il padre intessuto di forti e contrastanti sentimenti: di amore e di rifiuto, di fughe e di riconciliazioni).
Nella scrittura 2 il tratto duro e tagliente, in piena dissonanza con le forme spesso dissolte e le finali dure, a mazza, acuminate gettano le ombre di importanti pulsioni aggressive.
Nella scrittura 3 Mimì sembra perdersi nelle sue percezioni confuse: la scrittura si sfalda e si scompone, le parole salgono e scendono dal rigo senza alcuna tenuta: il disfacimento della zona media e le righe concave e discendenti ci parlano di un tema abbandonico ma, mentre la secchezza del tratto le imprigiona,le pulsioni esplodono nei gesti "rabbiosi" delle finali e possono denunciare un tema di autoaggressività, come lei stessa d'altronde dice in un'intervista:
"Essere trattati male è una cosa normale in un rapporto d'amore ... Tutto ciò che scatena la tua impulsività e la tua rabbia poi diventa autodistruzione ... "

Scrittura 4 Ma è in questa scrittura degli anni maturi che awiene una vera e propria esplosione: la vita difficile vissuta sopra le righe, le amarezze, il sabotaggio della propria resistenza emotiva sta presentando i suoi conti: confusione caotica, frenesia della spazialità, invasione di zone, tratto impietoso che ferisce e si ferisce, all'insegna di un dolore straziante che dovrà per forza trovare una via d'uscita.
Ma quale? La morte di Mia Martini solleva ancora interrogativi ma il grafologo può solo percorrerne la vita attraverso le sue scritture: tormentate, sofferenti di una donna che, sullo sfondo di un probabile trauma infantile, ha cercato di compensare le sue ferite devolvendo il suo talento ad una notorietà spietata che l'ha osannata e calpestata in un abbagliante carosello di luci, frastuono, applausi e crudeli emarginazioni, ma gli applausi non sono serviti a placare le sue angosce.
 

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