Giuseppe Mazzini & Camillo Benso conte di Cavour

Autore: M. Meng (Agi)

Giuseppe Mazzini & Camillo Benso conte di Cavour dal Calendario Grafologico, 2011: Fratelli D’Italia.

Giuseppe Mazzini si laureò in legge nel 1827. Inizialmente membro della Carboneria, fondò nel 1831 l'associazione patriottica Giovine Italia e in seguito la Giovine Europa. Considerò la vita dell'individuo come una missione, un dovere di umana solidarietà. Fu una figura complessa, un leader non politico, carismatico e di grande fascino. Ebbe una fede incrollabile nell'unità e indipendenza dell'Italia. "Pensiero e azione", "Dio e Popolo" sono concetti suoi. Nel 1849 fu a capo della Repubblica romana. Rientrato clandestinamente in Italia morì a Pisa nel 1872. La componente espressiva di questa grafia emerge prepotente, nonostante il tentativo costante operato dalla ragione per ingabbiarla, moderandola in una forma ordinata e chiarificatrice (seri t piccola, Stac, script, stilizzata in un contesto di pres non omogenea, lentezza, presenza di Ap a capo). Mazzini è dunque una natura fortemente emotiva, ma dotato di grande capacità di analisi; quasi avvertisse l'intima necessità di sottomettersi costantemente a scandagliare i dettagli, con lucida e ostinata disciplina (Mant. il rigo, piccola, Dritta), per superare le proprie incertezze (andatura del tracciato pluridirezionale). In perenne contraddittorio con se stesso, risolve questo suo conflitto interiore idealizzando ogni passione che lo agita (tagli delle t soprael e concavi), anche se l'impressiva accurata della forma grafica sottende nel suo caso, come dice Moretti, la tendenza a: "non confessare a sé la propria debolezza" e di conseguenza colpire con dure affermazioni chi lede il suo orgoglio intellettuale (Ang. Ae B, Parca).

Camillo Benso conte di Cavour Piemontese di madre ginevrina. Giornalista, fonda nel 1847, con l'appoggio di C. Balbo, la rivista politica "Il Risorgimento". Dal 1848 inizia una brillante carriera politica: deputato, ministro dell'agricoltura, poi presidente del Consiglio. Liberista in campo economico, attua una grande politica liberalista con risoluzioni audaci e innovative. In politica estera entra nel gioco delle grandi potenze partecipando nel 1856 alla guerra di Crimea. Vede la necessità di liberare il Lombardo-Veneto dall'Austria, si avvicina alla Francia e non disdegna la guerra - in disaccordo con Mazzini - e auspica di estendere lo stato italiano unitario a Roma, sottraendo alla Chiesa il potere temporale. Muore nel 1861, dopo aver sostenuto la necessità di spostare la capitale d'Italia a Roma e ripetendo la sua affermazione, poi divenuta celebre: "Libera Chiesa in libero Stato". Il complesso dei segni ci parla di grandi spazi bianchi nei quali s'installa rispettosamente, ma con decisione, una grafia minuta e abbastanza curva, dove le larghezze di l, tra l e tra p rivelano indubbio equilibrio valutativo e critico. La pacata scorrevolezza della grafia, il mantenere il rigo ma senza rigidità, l'inclinazione non proprio parallela delle lettere (Sinuosa morettiano) descrivono un raffinato diplomatico (presenza di qualche gesto ad anello in contesto destrogiro), capace di cogliere le sfumature senza perdersi in particolari inutili (Filif morettiano, Parca) e di procedere con coerenza, lucidità e autentico desiderio di comprensione, verso gli obbiettivi lungimiranti che sa porsi (firma coerente al testo, Chiara, Curva, Triplice largh, Attac, ritmo). Difficile contrastare un'autorevolezza ottenuta da chi sa perseguire il proprio fine senza investire in modo futile energie, solo per bisogno di imporsi o di costruire un personaggio poco autentico (piccola, carenza di segni di affermazione, svilup orizzont del tracciato, sobria).

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