Edvard Munch

Autore: E. Sovini (AGI)

Edvard Munch dal Calendario Grafologico 2010: ARTE, TORMENTO & TRASGRESSIONE

Quando il genio elabora il dolore. Vita e opere trovano riscontro in una grafia che presenta, per l'epoca, tratti non comuni di personalizzazione e originalità. L'immediatezza intuitiva, la vivacità ideativa e l'intensità emozionale, confluiscono nel delineare una creatività fortemente innovativa e alimentata dalla profondità introspettiva. La biografia rivela un precoce e ininterrotto contatto con il dolore che ha agito su un temperamento irrequieto, sovraeccitabile e tendenzialmente instabile.

Ne è scaturita una particolarissima combinazione di straordinaria ricchezza, sofferenza e fragilità nervosa (1981: dis met e non, int2, LTP, slonc. osc. gett via, srent. semplificazione delle forme). Solitudine e angoscia, perdita e assenza, costituiscono il fil rouge della produzione pittorica e delle vicende di vita. Attraverso il medium artistico Munch si pone di fronte alla propria disperazione e la osserva criticamente, riuscendo ad esprimere, in una sintesi geniale e inquietante, la deformazione della realtà prodotta dall'angoscia e la soffocante pressione esercitata da una realtà esterna insostenibile (1904: dis. met. LTP, cal picc. stent, int2). Lo scavo interiore diventa così estenuante ricerca di sé, in una sorta di autoanalisi figurata che sfoglia a ritroso le stratificazioni del proprio dolore e produce un carico emozionale difficilmente tollerabile.

Affacciandosi sul baratro del suo fondo più oscuro, Munch rischia la vertigine della follia (1904: int2, cal picc. perdita delle forme, LTP; osc, impuls. stent, slanc). Lo sostengono la creatività, la volontà interiore e la capacità di esternalizzare pittoricamente i vissuti emozionali più angosciosi. In questo modo può elaborare, almeno parzialmente, il proprio carico di sofferenza (1942: dis rnet. LTP, cal picc. curva/ang, rigo, aste). Nel campione grafico del 1942, un Munch ormai cieco e prossimo alla morte, ha stemperato angosce e inquietudini. Non è giunto alla serenità affettiva, ma ha trovato una sua solitaria pacificazione (maggior compostezza e controllo, cal plcc. LTP, dis met.). Si è placato quel grido disperato che, con una sola immagine, sintetizzava tutta l'angoscia personale e preannunciava quella del secolo a venire.
 

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