Augusto Pinochet

Autore: Adriana Ortiz (AIPS - Buenos Aires)

Augusto Pinochet dal Calendario Grafologico 2012: ANGELI E DEMONI - La luce del Bene... L'oscurità del male

Augusto José Ramon Pinochet Ugarte è il generale dittatore cileno che ha tristemente segnato la storia del Cile dal 1973 al 1990. La struttura della sua personalità è contrassegnata da ambivalenza in diverse aree dello psichismo.
Osserviamo nella scrittura un comportamento contenuto, inquadrato, in divergenza con la firma, che rivela orgoglio esarcebarto, autoesaltazione, mitomania (incrementata dall'idealismo che perde il contatto con la realtà degli allunghi superiore esageratamente pronunciati e dei punti i alti), fierezza e marcato narcisismo, una supervalutazione di sé (forte differenza di dimensione tra maiuscole e minuscole, a compensazione di un senso di inferiorità latente).

L'illeggibilità della firma, che non distingue nome dal cognome, è in contrasto con un'estetica accurata, con la regolarità quasi ossessiva. La pari pressione tra pieni e filetti gli impedisce la valutazione emotiva, lo armano di una corazza impenetrabile. L'invariabilità del calibro nella scrittura e la rigidità del parallelismo assiale lo proiettano verso l'autocoartazione, lo privano del dubbio, del senso di colpa o di pentimento, della possibilità di rivedere le sue posizioni. Il moto è ripetitivo, compulsivo: la costanza della legatura e lo per­severanza della rettitudine del rigo, la convinzione assoluta di agire nel giusto degli occhielli sistematicamente angolosi in alto, regi­strano l'inflessibilità, la necessità assoluta di esercitare controllo sulla realtà esterna.
Tornando alla sua ambivalenza di base, è proprio mediante l'accuratezza formale che trae in inganno, raggira con discrezione, con astuzia e dissimulazione.
La suscettibilità degli occhielli angolosi in basso lo inducono a captare con modalità paranoidi ogni gesto, ogni parola, ogni minimo evento attorno a sé. La tensione permanente data da rigidità e accuratezza, unitamente allo scarso spazio lasciato alla riflessione razionale (tendenziali tre strettezze), lo espongono all'eplosività, agli attacchi d'ira, alla perdita dell'autocontrollo.
Il mix di istintività irrazionale (tre strettezze), di fissazioni e di strane credenze (allunghi sviluppati nella parte superiore della firma e punti i alti), lo portavano ad una religiosità bacchettona e, contemporaneamente, a prendere decisioni sulla base delle previsioni delle chiaroveggenti di cui si circondava nel palazzo del potere.
 

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