Antonio De Curtis

Autore: E. Savini Jesi

Antonio De Curtis dal Calendario Grafologico, 2011: Fratelli D’Italia.

"Non si può essere un vero comico senza aver fatto la guerra con la vita", scriveva Totò, e la sua scrittura mostra il retaggio di chi ha dovuto precocemente e lungamente combattere in prima linea. L’osservazione dei diversi saggi mostra, infatti, una personalità contrastata e contrastante: un intreccio di contraddizioni e passioni talora incontrollate, nonostante la sentita esigenza di controllo e signorilità. Affettivamente insicuro e ipersensibile, l'attore era pervaso da uno struggente bisogno d'amore e dall'esasperato timore di sentirsi deluso o rifiutato (Ang, Pend, Int. lO e 2°, Cal, LTP, Ap. a capo, R Ard, R Nasc, Scatt, Acc).

I suoi molteplici aspetti lo rendevano un uomo affascinante e avvincente, di quelli che non si dimenticano, ma poteva anche diventare insopportabilmente possessivo. Era affettuoso, amabile, sollecito, seduttivo e appassionato, ma a volte si comportava come un despota ossessivo e geloso fino all'inverosimile. Era facile a intenerirsi, ma anche capace di adombrarsi per un nonnulla, poiché l'atavica paura di essere tradito si riaccendeva a ogni minima frustrazione. Era animato da uno struggente sentimentalismo, ma altrettanto abile a scarnificare all'osso fatti e situazioni. Non dimenticava facilmente, sapeva essere tagliente e poteva ferire, col gusto di farlo (Ang, Pend, Ap a capo, LTP, Int 2°). Aveva manifestazioni dì toccante generosità e fissazioni che rasentavano l'avarizia Era umile e altero, mite e aggressivo, prepotente e sfiduciato, modesto e vanitoso, imprevedibile e abitudinario, trasgressivo e moralista, anticonformista e tradizionalista, partecipe e distaccato, curioso e riservato, pudico e sensuale. (Curv, Ang, Pend, Int. 1° e 2°, Cal, LTp, Accur, Spigl, Dis. Met, Ug, Sin, Par, Ap a capo, Att, Stacc, Rigo, R. Nasc, R. Ardit, Aste, Spad).
La passione artistica gli ha permesso di non arrendersi all'insidiante depressione di fondo, realizzando, con gli anni, una sorta di sdoppiamento: Antonio De Curtis e Totò, il principe e il buffone: due omini diversi che coesistevano spesso separatamente, ma insieme costituivano l'essenza inscindibile dello stesso animo. Nessuno dei due avrebbe potuto essere se stesso senza l'altro: il primo un signore all'antica, elegante e raffinato, riservato e solitario, seppur con sprazzi di spontanea vivacità e disarmante semplicità (Cal m-pier, Ap a capo, Ritmo, Acc, R Nasc, Pend, LTP, slanci e controllo); sul palco quest'uomo poco loquace e pessimista, cedeva il posto al suo alter ego.
Allora le insicurezze svanivano e la creatività era padrona, sin quasi a possederlo. Divertire il pubblico e farlo ridere fino alle lacrime, gli dava un senso d'inebriante potenza che appagava il suo bisogno di sentirsi amato. In quei momenti si realizzava una magica integrazione che dava corpo ed espressione ai sogni di un cuore bambino, traducendosi in un'esplosione alchemica di gesti e parole, una girandola d'invenzioni, un fuoco d'artificio di lazzi e gag e battute imprevedibili (Dis met e non, Scatt, Ang, LTP, Int. 2°, R Ard, slanci, Pend, R Ard, ritmo vel).

 

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