Amedeo Modigliani

Autore: E.Manetti (Arigraf)

Amedeo Modigliani  dal Calendario Grafologico 2010: ARTE, TORMENTO & TRASGRESSIONE

Amedeo Modigliani, "Dedo", come era chiamato, dimostra fin dall'adolescenza una precoce creatività ed una sofferenza psichica unita ad una costellazione di gravi malattie polmonari che culminano nella diagnosi di tubercolosi. Ribelle ad ogni disciplina, rinuncia agli studi regolari e si dà all'arte quasi da autodidatta, partendo nel 1906 per Parigi. Lo stato di miseria in cui giace e l'assunzione continua di alcool e di droga lo trasformano in un artista "maudit", dal comportamento dissoluto e senza regole. Nonostante l'apprezzamento alla sua arte da parte di amici e protettori, muore in totale miseria, di meningite tubercolare, a soli 36 anni. La sua compagna Jeanne Hébuterne, incinta all'ottavo mese, si uccide due giorni dopo la sua morte, gettandosi dal quinto piano.
Nella lettera alla madre del 1916, la scrittura ha ancora uno slancio vigoroso e passionale (pastosità, poco largo di lettera,
allunghi inferiori, parallelismo delle aste, ritmo pulsionale, teso e nervoso) e coniuga un'intelligenza acuta e creativa (ovoidi, lettere tipografiche, "p" a pinze, spadiforme) ad un'aggressività motivante, ma anche persecutoria e autodistruttiva (angolosità "denti di squalo" sopraelevazioni, "mazze", marcata verticalità). Esaltazione, sofferenza e senso di sé instabile, l'alternarsi continuo tra depressione e aspirazioni verso un irraggiungibile lo ideale, sono visibili negli annerimenti, nei buchi, nelle sospensioni, nella disuguaglianza del tratto con pressione spostata, nella firma più piccola, con iniziale minuscola e seguita da un punto: un conflitto insanabile che ha trovato la sua risoluzione solo nell'arte.
Nella lettera del 1919 scritta pochi mesi prima della morte, è evidente il degrado psicofisico dello scrivente nel tratto fangoso ingolfato ed alterato fino a rendere le parole del tutto incomprensibili, nel tracciato contratto e bloccato, negli spazi tra parole aritmici e con evidenti "caminetti", nel rigo ascendente e nella violenza dei tratti, sempre più serrati ed angolosi, segnali di uno stato depressivo unito ad uno stato di esaltazione violenta e rovinosa.

E. Manetti (Arigraf)
 

File allegati

Categorie correlate