Adolf Hitler

Autore: Antonello Pizzi (AIPS)

Adolf Hitler dal Calendario Grafologico 2012: ANGELI E DEMONI - La luce del Bene... L'oscurità del male

Fiumi d'inchiostro sono stati scritti su Hitler, il dittatore che ha legato a sé, conducendola alla rovina, la nazione tedesca, patria di monumenti come Lutero, Goethe, Bach. Leggiamo dalla sua scrittura che la trasmissione rapida delle sensazioni dalla periferia al centro data dal forte sbilanciamento assiale, pendente verso destra, dove l'io incontra il mondo, lo ha spinto a ricercare platea e riflettori, alla dipendenza da pubblico.

La pressione esercitata nel moto introversivo delle aste discendenti, dove una normale gestione neuromuscolare lo prevede, è qui fortissima, la volizione si fa daimon, una forza cui lo stesso autore non può sottrarsi, che trasmette energia, genera carisma, ma che può anche essere portatrice di violenza, distruzione e autodistruzione. La stessa è impressa nel moto estroversivo dei filetti ascendenti, dove scorre la percezione emotiva dell'altro da sé, e nelle linee orizzontali, dove si svolge la razionalità, il cui tracciato si spende ben oltre la funzione della sua leggibilità, qui contro l'altro da sé.

La pressione è costante perché distribuita su tutto il percorso, ed è pure continuativa perché il filo grafico è molto legato: è il soggettivismo, l'imposizione di una logica irrazionale, il diktat indiscutibile.

I raccordi sono acuti; la rigida angolosità - indice di disadattamento, insofferenza, intolleranza, oppositività - implica deviazioni repentine di moto che richiedono un extra energetico e ostacolano un flusso fluido, implementa la rigidità delle aste rette e della pressione costante, causa un incessante logoramento neuromuscolare: il suo medico, Theodor Morell, nel 1944 gli aveva diagnosticato il morbo di Parkinson, quando Hitler aveva solo 55 anni. Le acuminosità superiori, verso l'ideale altro da sé, mettono in atto contraddizioni verso il prossimo (tanto è stato osannato, tanto è stato odiato); le acuminosità inferiori, verso il sé ideale, innescano la contraddizione verso se stesso (il più grande carnefice della storia era vegetariano). Gli allunghi esterni sono sbilanciati, sono molto più estesi verso il basso, prevale il polo di attrazione verso la parte ctonia, magmatica, istintuale, primitiva.

Il poco spazio tra parole (caratteristica che distingueva la scrittura dei falsi diari di Hitler trovati dalla rivista Stern nel 1983, che era infatti larga tra parole), è l'assenza di riflessione, l'impulsività che potenzia tutte le dinamiche fin qui analizzate. A questo quadro si salda la marcata discendenza del rigo e dei tratti orizzontali che provocano un circuito di irreversibile negatività, l'affossamento verso il torbido, e confermano le analisi effettuate da psicoanalisti (di cui la più illuminante è di James Hillman, in Il codice dell'anima, Adelphi) e da psicologi clinici che hanno diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo, un pesante tratto maniaco-depressivo, la paranoia. Il taglio netto apposto alla firma é il segno dell'autodistruzione, il destino annunciato: Hitler muore suicida il 30 aprile 1945.
 

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