Villaggio del Fanciullo S.O.S

Autore: Maria Serena Tait

Presentato da: Istituto Grafologico Internazionale Girolamo Moretti

Villaggio del Fanciullo S.O.S Un'esperienza Educativa.

Quando sono entrata per la prima volta in una casa del Villaggio SOS di Trento, all'inizio della fase di ricerca e di reperimento del materiale grafico, la mía intenzione era semplicemente quella di parlare con la "mamma" della possibilità di visionare quaderni scolastici e disegni spontanei dei bambini, ma immediatamente mi sono trovata al centro di una specie di gara tra i bambini stessi,che mi volevano sottoporre tutti i quaderni reperibili nella loro stanza o eseguire all'istante disegni e scritture per me.
Da parte di tutti c'era comunque curiosità, una forte richiesta di attenzione e un grande bisogno di comunicare. Ho potuto riscontrare la stessa disponibilità da pane dei bambini delle altre case, ma anche da parte delle mamme e della direzione del Villaggio. La notizia che più mi ha stimolato e che mi ha spinto ad inserire nella ricerca anche l'ambito della grafologia per la consulenza professionale è stata che già diversi decenni fa la grafologia era entrata nel Villaggio durante la fase di selezione delle "mamme",come strumento da affiancare ai colloqui. 

Se inizialmente si è manifestata una certa resistenza o perplessità nei confronti del mio progetto di tesi, ciò è dipeso unicamente dal timore che potesse avere un effetto destabilizzante rispetto agli equilibri interpersonali, sempre complessi in un contesto caratterizzato da forti motivazioni umane, oltre che professionali, come quello educativo.
Frequentare il Villaggio, acquisire le scritture e i disegni, parlare con le "mamme", le "zie", i bambini, il direttore, la psicologa e gli altri operatori non è stato alla fine solo un passaggio necessario nella fase di ricerca, ma uno stimolo continuo a ridefinhe gli obiettivi per adeguarli alla realtà operativa e soprattutto un'esperienza umana estremamente coinvolgente.
Il presupposto della presente ricerca è che l'attività di accoglienza ed educazione del Villaggio SOS, organizzato secondo il modello della comunità di tipo familiare, si configuri essenzialmente come una relazione d'aiuto, sia di tipo informale che di tipo formale.
Tale relazione opera in modo circolare tra i soggetti in essa coinvolti, comportando una crescita ed un cambiamento sia del bambino che dell'educatore. 

Il Villaggio agisce sulla base dell'istituto giuridico dell'affidamento, che, in seguito ai mutamenti normativi, comporta un approccio nuovo rispetto al tempo in cui il suo modello di accoglienza è stato elaborato.
Attualmente il Villaggio si muove all'interno di una rete che coinvolge operatori e soggetti interni ed esterni alla struttura, con un intreccio relazionale ed operativo notevolmente complesso, nel quale le modalità comunicative giocano un ruolo molto importante. 
Ho ritenuto pertanto che, in base ad un approccio interdisciplinare alla persona, la grafologia potesse portare un contributo importante anche nel contesto del Villaggio e non solo nell'ambito già sperimentato della consulenza professionale al momento della selezione degli operatori, ma proprio nel cuore della relazione d'aiuto, grazie allo possibilità di migliorare l'abilità auto ed etero osservativa, come presupposto per una comunicazione migliore e quindi un'educazione più efficace. Ho concentrato di conseguenza la mia attenzione sui soggetti cruciale dell'attività educativa nel Villaggio, ovvero le "mamme" ed i bambini, prendendo in considerazione cinque casi: un'aspirante "mamma" in fase di tirocinio, due "mamme" che operano da alcuni anni e due bambini delle loro rispettive case.

Naturalmente, nel pieno rispetto della privacy delle persone coinvolte, i dati anamnestici forniti sono limitati a quelli strettamente indispensabili e i nomi indicati sono di pura fantasia. Nel capitolo relativo all'interazione "mamma" - bambino ho introdotto la teoria e il concetto di resilienza, cioè la capacità di resistere e reagire positivamente a situazioni traumatiche anche attraverso la creazione di legami significativi, ritenendo euristica la sua integrazione con la teoria della relazione d'aiuto. Mentre la ricerca procedeva e pur potendo attingere a materiale informativo adeguato e vario, aumentava la consapevolezza del valore di un lavoro interdisciplinare, inserito in un contesto operativo reale e basato su scambi, confronti ed osservazioni prolungate nel tempo. Solo con questi presupposti l'apporto delle singole discipline,e quindi della stessa grafologia, può sviluppare il massimo delle sue potenzialità e valorizzare in modo ottimale le risorse delle persone. 

 

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