Il problema dell'intuizione nel dibattito epistemologico

Autore: Emilia Blaiotta

Presentato da: Istituto Grafologico Internazionale Girolamo Moretti

Il problema dell'intuizione nel dibattito epistemologico e grafologico contemporaneo

Premessa

Lo spunto ad intraprendere una ricerca sul problema dell'intuizione è scaturito dalla lettura dell'Autobiografia di Girolamo Moretti. "Un giorno, mentre tornavo in convento dalla mia passeggiata mattutina per distendere il cervello con l'aria aperta, e mentre giravo la chiave nella toppa della porta, a Bologna, mi si schiuse anche il metodo all'improvviso come la luce di un lampo. Felice salii nella mia camera e mi posi subito al lavoro per descriverlo. Mi venne cosi bene che non sentii nemmeno la necessità di ritoccarlo. Oggi questo metodo può essere considerato scientifico" (1).

Che Moretti sia giunto alla definizione del suo metodo attraverso quella che Medawar chiamerebbe un'intuizione induttiva non è di per sè qualcosa di insolito; anche i più ortodossi difensori dell'induttivismo ammettono che le grandi scoperte prendono l'avvio da un'ispirazione.

Ma l'intuizione pervade ed impregna di sè tutta la grafologia morettiana, è inoltre la facoltà invocata da Moretti per difendersi dall'accusa di sensitività che tanto Io ha amareggiato e tormentato. "Sono stato tacciato di sensitività, ma io ho insistito e insisto sempre che la facoltà, che mi consente di grafologare meglio di chiunque altro, è guidata esclusivamente dall'intuizione" (2); e poco più avanti, con eccezionale chiarezza epistemologica, spiega: "Le regole sono venute dalla mia in-tuizione e non dalla sensitività perchè questa è incomunicabile, mentre le intuizioni sono sempre di un'intelligenza particolare ma hanno pure il beneficio di poter essere documentate e sperimentate. Ritengo, inoltre, che questo lavoro non può essere frutto di un'indagine 'a posteriori' perchè essa, nel nostro caso, renderebbe estremamente difficile la formulazione delle leggi, data la molteplicità dei segni che si riscontrano in ogni scrittura II lavoro 'a posteriori' è valido ed indispensabile per verificare la regola trovata dall'intuizione, ma non può assolutamente sostituirsi a questa" (3).

Moretti è dunque uno studioso dotato di elevate capacità di intuizione, il quale sa trasformare le sue intuizioni in regole che possono essere insegnate e verificate. Ma per Moretti anche il grafologo che apprende le regole da lui formalizzate non può fare a meno dell'intuizione per applicarle. Senza mezzi termini egli afferma che "non tutti sono adatti alla grafologia, Per esserne idonei, anche dopo aver appreso le mie regole, è necessario possedere una spiccata tendenza e abilità allo studio della psicologia (...); per poter essere un buon grafologo bisogna avere disposizione a fare la sintesi delle indicazioni grafologiche" (4).

L'intuizione è dunque una facoltà che entra immancabilmente in gioco quando si voglia applicare proficuamente il metodo morettiano. Il primo interrogativo che sorge a questo punto è: l'intuizione è una facoltà rilevante e ineliminabile solo per la grafologia morettiana, o anche per le altre scuole grafologiche? A questo problema viene dedicato il primo capitolo della pre-sente ricerca, che lungi dal voler essere esaustivo circa la metodologia dei vari orientamenti grafologici oggi esistenti, cerca di individuare solo i passaggi in cui, con rilevanza e modalità diverse, viene dato spazio ad una componente intuitiva nell'analisi grafologica.

Più complessa e articolata è invece la risposta ad un secondo interrogativo, che sinteticamente può essere cosi formulato: la scientificità della grafologia è compatibile con l'ineliminabilità della sua componente intuitiva?

La complessità deriva dal fatto che, per rispondere alla domanda se è possibile la grafologia come scienza, occorre addentrarsi nei discorso epistemologico, esplicitare cosa s'intende per scienza oggi e vedere se vi è posto per l'intuizione nella scienza. Al discorso epistemologico sono perciò dedicati i quattro capitoli successivi al primo.
Nel secondo viene preso in esame il passaggio da una visione monistica ad una visione dualistica del sapere scientifico, per constatare in che modo Storicismo e Fenomenologia giustificano la scientificità delle scienze dell'uomo e quale posto assegnano all'intuizione.

Nel terzo capitolo vengono esaminate le due più importanti forme di razionalismo dell'epistemologia contemporanea, che si collocano entrambe, pur nella loro diversità, nella logica dell'unicità del metodo del sapere: il razionalismo aperto di Bachelard e il razionalismo critico di Popper.

Il quarto capitolo prende in considerazione l'epistemologia post-popperiana ed i vivaci dibattiti cui essa ha dato luogo alla fine degli anni sessanta.

Il quinto capitolo è dedicato all'esame della metodologia di Medawar, forse l'unico epistemologo che abbia analizzato specificamente la facoltà dell'intuizione ed abbia liquidato ogni possibilità di rinascita dell'induttivismo ingenuo attraverso un serrato esame dei suoi difetti; e dell'epistemologia di Agazzi, il quale, se non si occupa in modo specifico dell'intuizione, offre però un quadro del sapere scientifico che è particolarmente idoneo a giustificare la scientificità delle scienze umane e quindi ad offrire un modello di statuto epistemologico anche alla grafologia.

Infine, nel sesto capitolo, vengono riannodate le fila del discorso epistemologico con quello della grafologia morettiana, e si cerca di vedere come essa resista alle provocazioni dell'epistemologia contemporanea.

Un filo conduttore che lega i vari capitoli è, naturalmente, quello dell'intuizione. Già dalla sintetica presentazione di questo lavoro si può vedere che, se l'occasione viene offerta dagli studi grafologici, la motivazione nasce da un vivo interesse per l'epistemologia contemporanea, che affonda le sue radici nei molti anni di insegnamento di Storia e Filosofia che ho tenuto in un Liceo Scientifico.
  Note
1) G. MORETTI "Chi Io avrebbe mai pensato", Curia Provinciale dei Frati Minori Conventuali, Ancona, 1977, pag. 89.
2) "Op. Cit.", pag. 49.
3)"Op. Cit.", pag. 55-56.
4)"Op. Cit.", pag. 56.

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