Una cosiddetta “sensitiva” sotto la lente dei grafologi

Autore: F. Tisba e A. Rodolico

Una cosiddetta “sensitiva” sotto la lente dei grafologi Questo lavoro, che prende avvio dalla particolare richiesta di una cosiddetta sensitiva, é volto ad individuare se nei messaggi ritenuti ricevuti e da questa trascritti con la modalità della scrittura automatica, si possano riscontrare, se non del tutto almeno in parte, gli stessi segni grafologici presenti nella scrittura ordinaria.

Si partirà con l'analisi di un testo scritto dalla scrivente e dalla sua testimonianza rispetto all'esperienza da lei vissuta, utile a ricostruire il suo percorso attraverso le varie fasi e livelli di scrittura.

Per essere più comprensibili durante questo percorso di conoscenza, inizieremo con il dare un utile definizione di scrittura automatica.

La scrittura automatica, fenomeno alquanto complesso, è definita "come un processo di scrittura di frasi o parole, che non arrivano dal pensiero cosciente dello scrittore", quindi non può definirsi come atto volontario e intenzionale.

La scrivente è una donna di circa 50 anni, che già dall'adolescenza mostrava particolari capacità empatiche e una spiccata sensibilità nel percepire determinati segnali. Circa otto anni fa, sollecitata da un'amica che praticava ormai da tempo la scrittura automatica, ed essendo presente anche una certa predisposizione familiare, ha iniziato a dedicarsi a questa pratica, assecondando le sue inclinazioni e realizzando quello che era da sempre un suo desiderio.

Con il passare degli anni ha iniziato ad applicare questa sua "particolare sensibilità “con una certa sistematicità, e con l'esigenza di aiutare le persone che si rivolgevano a lei, facendosi messaggera di comunicazioni a loro destinate.

I contenuti dei messaggi che arrivavano e che spesso erano destinati a persone che avevano bisogno di un contatto, venivano sempre formulati in maniera costruttiva, non davano facili soluzioni, ma offrivano chiavi di lettura della realtà nel destinatario del messaggio, indicando le scelte da operare per il bene della persona. Questo è stato nel tempo un ulteriore stimolo a continuare a perfezionarsi in questa pratica, cercando di superare eventuali difficoltà e scetticismi di persone non inclini a questi contesti molto rari.

Nel primo periodo del suo operato, la scrittura automatica appariva come un insieme di segni quasi illeggibili, script, ondulata, con ordine casuale, senza consequenzialità grafica e con prevalenza del movimento sulla forma. (fig.A)
 
In quel periodo la sensitiva cercava di mantenere nella sua memoria il messaggio, per poterlo trascrivere in maniera leggibile, poiché una volta tornata allo stato "cosciente", non ne ricordava il contenuto.
Dopo alcuni anni di pratica, la scrittura è diventata più chiara, anche se non ancora perfettamente leggibile, e la scrivente riferisce, che in quelle occasioni si sentiva come un bambino che stava imparando a scrivere per la prima volta.
 
Analisi e individuazione dei principali segni grafologici nelle scritture
Prima di analizzare le scritture vergate durante la ricezione dei messaggi, ci sembra fondamentale soffermarci sui segni della scrivente utilizzando dei testi scritti in situazioni ordinarie.
 
>> Vedi Scrittura autografa vergata in situazione ordinaria - dicembre 2020 - fig. B
 
 
Gestione dello spazio bianco del foglio

La prima cosa che si nota, osservando la scrittura è la gestione dello spazio bianco del foglio ( margine sinistro ampio, margine destro non raggiunto, ampio spazio tra le parole, scrittura ariosa), questa particolare gestione dello spazio grafico è riscontrabile anche nelle scritture automatiche esaminate, tali indici grafologici descrivono un soggetto con tendenza all'isolamento, che favorisce concentrazione e riflessione, condizioni, si presume, necessarie alla migliore ricezione dei messaggi. Inoltre la scrittura spaziata, rappresenta la prevalenza della dimensione intellettuale e una spiccata sensibilità e selettività nelle relazioni. Pierre Faideau ci dice che la presenza del “bianco” all’interno del foglio, è “un soffio che va valutato come dimensione spirituale”.

Il largo di parole presente in grado alto e una scrittura lievemente ad isola, in un contesto come quello appena descritto, depone per una tendenza all' introversione, con il rischio di sperimentare un senso di isolamento e di lontananza dagli altri (senso di isolamento che il soggetto potrebbe utilizzare per concentrarsi nel suo operato).

La presenza di gesti preparatori ad inizio frase e negli attacchi delle lettere, indicano il bisogno di preparare e prepararsi alla gestione di questa sensibile attività.

La presenza del segno tentennante, ci fa pensare ad una scarsa capacità decisionale o determinazione, non per timidezza, ma per eccessiva tendenza all' auto riflessione e al ripensamento, compatibile con un margine destro ampio e mai raggiunto. Tale analisi ben si concilia con quanto riportato dalla scrivente rispetto ai frequenti dubbi e alle perplessità circa la "genuinità” del suo operato.

Anche il segno "contorta” (convergenza delle assi di oscillazione delle lettere prossima alla zona mediana di scrittura o corpo della lettera stessa), è tipico di soggetti intuitivi e immediati nel recepire, ma che non si fidano e vagliano attentamente il tutto, in accordo con il segno tentennante, che li descrive come predisposti a ripiegarsi su sé stessi, se percepiscono il rischio.

Nel rigo lievemente Ascendente, si individua il desiderio di superare gli ostacoli che si presentano e di migliorare le proprie abilità, vincendo una certa insicurezza di fondo. Forse il desiderio della scrivente di padroneggiare meglio questa abilità?

Riccio del nascondimento e del soggettivismo. Anche la presenza dei ricci appare coerente con il contesto grafico. Il riccio del nascondimento parla di un movimento regressivo che va verso se stesso, portando il soggetto a nascondere i propri pensieri e sentimenti, forse per cautela o insicurezza. Tale lettura viene rafforzata dalla presenza del riccio del soggettivismo, che rappresenta il desiderio di mettere una barriera tra sé e l'altro, creando uno spazio vuoto.
 
>> Vedi esempio di scrittura automatica della scrivente – fig. C.
 
Considerazioni sulle scritture automatiche della scrivente.
Nelle scritture automatiche stese nei vari periodi di attività, si ritrovano e vengono mantenute alcune caratteristiche tipiche di queste scritture, come ad esempio la velocità, forte dilatazione dei tratti letterali, continuità del tracciato grafico, particolare utilizzo dello spazio del foglio. Prendendo invece in esame la pressione, possiamo rilevare in alcuni casi, un tracciato grafico con accumuli di inchiostro più o meno marcati, che potrebbero indicare dei “corto circuiti” nella ricezione del messaggio.
  
L'esempio di scrittura automatica (fig.D) risulta di particolare interesse per la presenza di alcune parole tracciate in maniera speculare (sacrificio e voce). La scrivente riferisce che questo accade quando c'è la necessità di conferma del messaggio o quando lei stessa si trova, a dubitare delle sue particolari "capacità". In questi casi la scrittura speculare, per la difficoltà di esecuzione, si manifesta come un gesto scrittorio al di fuori del controllo della sua volontà, inoltre riferisce che si intensifica anche la sensazione di trasporto della mano sulla pagina.

Da un veloce esame della scrittura in questione, si individuano, alcuni segni, che indicano sforzo, resistenza e difficoltà a procedere verso destra, il Movimento Cabrè che indica opposizione alle indicazioni ricevute, reagendo a eventuali contrarietà, e la Rovesciata, non spontaneità, diffidenza verso l’altro, poca fiducia in sé stessa.

Nel rispondere al quesito iniziale posto dalla scrivente/sensitiva “se sia possibile rintracciare nelle scritture automatiche indici grafologici appartenenti alla sua abituale scrittura", dall’analisi effettuata, possiamo ritrovare molti segni comuni nelle figure B e C, quali l’ariosa, la spaziata, i gesti preparatori, i ricci, e molti altri. Nella figura A, che appartiene alla fase iniziale dell’esperienza, questi segni identificativi della mano della scrivente sono difficilmente riscontrabili, forse perché è all’inizio di questa particolare esperienza di scrittura. Nella fig.D invece il cui testo risale ad un periodo più recente, ritroviamo molti segni comuni alle fig. B-C, oltre alla presenza di parole scritte in maniera speculare con calibro piccolo e rovesciata. In conclusione, si può ritenere che le scritture automatiche di più recente esecuzione mantengano le caratteristiche grafiche proprie della sensitiva, possiamo inoltre affermare che la scrivente possiede alcune caratteristiche della personalità, quali la capacità empatica, l’intuito, la tendenza all’isolamento e la predisposizione all’ascolto che indicano una particolare predisposizione alla pratica della scrittura automatica.
 

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