Rino Gaetano:"Voglio soltanto fare il cronista"

Autore: Fabrizio Tisba

Rino Gaetano:"Voglio soltanto fare il cronista" “Cerco di scrivere canzoni ispirandomi ai discorsi  che si possono fare sui tram, in mezzo alla gente, dove ti rendi subito conto dell’andazzo sociale. Non voglio dare insegnamenti, voglio soltanto fare il cronista”.

Questo è una parte importante della personalità di Salvatore Antonio Gaetano, nato a Crotone il 29 Ottobre 1950 e scomparso troppo giovane nella sua adottiva Roma il 2 Giugno 1981.

Le specie grafologiche (sfumata, fine,semplificata) ci propongono uno spirito vibrante che percepisce le varie sfumature di ciò che lo circonda con finezza e partecipazione profonda, percezione della realtà acuta, raffinata e perspicace, sa cogliere le priorità, è questa l’essenza del cronista che è in lui. Inizia la sua carriera artistica con il teatro, viaggiando con delle compagnie, in cui si occupa della parte musicale, ma anche attivamente interpretando il personaggio della volpe nel Pinocchio di Carmelo Bene. Si introduce nella musica negli anni 70 entrando a far parte del Folkstudio, insieme  ai suoi colleghi ed amici Venditti e De Gregori. La loro descrizione ce lo tramanda, pieno di allegria e molto frainteso, giocava con le parole, appariva disimpegnato. Molto attento ai cambiamenti, sensibile alle sofferenze, un timido costretto al palco, non si stimava, ma aveva molto talento e creatività, e si divertiva col sorriso a raccontare storie in musica. Nella scrittura troviamo questo senso ludico, freschezza, curiosità, creatività ( “l” gonfie,allargata, “d” dissociate, ricombinata), un’enorme timidezza ed insicurezza auto estimativa che provava a nascondere attraverso i sorrisi , le battute, i travestimenti scenici, le mimiche (disuguale in dimensione, discendente ,leggera, fine, sospesa, ovali appiattiti).
Sobrietà nella manifestazione dei sentimenti, sensibilità, vulnerabilità, micro-oscillazione sul senso di sé, antiche insicurezze(sospesa, bucata, disuguale in pressione e inclinazione, leggera e ammaccata), e questo attento fiuto nel registrare i cambiamenti della società corrente ( filiforme, disuguale nella forma, bucata e sfumata).
Nonostante  fosse emigrato in giovane età, insieme alla famiglia, Gaetano rimane sempre legato al Meridione e alle sue origini, e in molti suoi brani  descrive gli scenari poetici della sua terra, senza tralasciare le antiche tradizioni in voga e le problematiche ancora attuali che affronta con spirito critico e perspicace.
Ritroviamo questo attaccamento alle sue origini, a valori e riferimenti passati, all’accettare e far rispettare le tradizioni: (margine sinistro piccolo, prolungata in basso, filiforme). Nei suoi brani affronta i temi più disparati: varie problematiche sociali, l’emigrazione, l’emarginazione ( canzone: “Mio fratello è figlio unico”), la corruzione della classe politica, la classe nobile e il sangue blu (canzone: “Nontereggaepiù”), servendosi dell’arma dell’ironia e del paradosso.

Sente il bisogno di mettersi alla prova, di fronte agli ostacoli moltiplica le proprie forze, ha alcune insicurezze del profondo ma desidera mettersi in gioco ed elevarsi anche per superare i propri limiti interiori (prolungata in basso e in alto, sopraelevata, angoli, disuguaglianze) perché è cosciente di sè, del proprio valore e rifiuta la mediocrità (maiuscole grandi, bianco, spaziata tra parole).

Le specie Grafologiche:(proteiforme, ritroso,angoli) ci mostrano il  desiderio di affermare la sua originalità, la ricerca di uno stile personale, un carattere anticonformista, con un fondo di rivolta nell’affrontare i temi dei suoi testi. Ha un’affettività profonda e poco manifestata, grande sensibilità, riservatezza, isolamento, non ama le discussioni e gli attriti, le tensioni gli creano scompiglio ed ansia, ed è per questo che i suoi amici ogni tanto lo vedevano girare da solo per il suo quartiere con la chitarra in spalla, portando a spasso i suoi pensieri e le sue idee creative e sbollendo le sue delusioni (filiforme, spaziata tra parole, bianco, vibrante, bastoni).
Mi piace chiudere questo ritratto grafologico con le parole di Francesco De Gregori: “Rino era un personaggio semplice ed ironico, tenero e spontaneo, con una gran voglia di essere diverso dagli altri cantautori. Capii che la sua ironia e il non-senso avrebbero fatto una mistura esplosiva la cui detonazione è arrivata fino a noi oggi, facendo innamorare della sua musica le generazioni successive che adorano Rino letteralmente”.
A conferma di ciò, sono i giovani adolescenti, visti da me ancora cantare a squarciagola anche la bellissima canzone d’amore “A mano a mano” (di Riccardo Cocciante), inserita nelle cover di Rino che si ascolta in tutta Italia. 

Riferimenti bibliografici:
Sitografia: Wikiquote
Libro: Rino Gaetano essenzialmente tu (M.Persica).

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