Quarantena e Grafologia

Autore: Linda Di Giacomo

Quarantena e Grafologia "La bellezza salverà il mondo." Ma un po' di ironia non gli farà male. Una riflessione semiseria sulla scrittura in tempi di quarantena con una conclusione più che seria sul futuro della grafologia. 

Tipi da quarantena: il contributo semiserio di una grafologa

I palinsesti televisivi ormai offrono virologi a colazione, epidemiologi a pranzo e pandemiologi a cena. I giornali pullulano di sociologi e sul web impazzano i dietologi. Così ho pensato che, per diversificare un po’ l’offerta, potrei dare un contributo. Del resto anche il mio lavoro termina in “logìa”.

Sia chiaro, la grafologia non salva vite e non elargisce consigli. La grafologia si limita a osservare. Mi rendo conto che in questo proliferare di prescrizioni e previsioni, possa sembrare poco, ma io al vostro posto leggerei comunque oltre. Nella peggiore delle ipotesi sarà trascorsa un’altra manciata di minuti prima di andare a dormire. E questo non è poco.

Due premesse tecniche: la prima è che sono di scuola francese ed è da lì che deriva il mio lessico, la seconda è che abdicherò almeno in parte al mio lessico affinché sia comprensibile ai più.

Dunque procedo e, in prima battuta, mi soffermo a osservare le categorie più penalizzate dall’isolamento.

In cima metterei senz’altro il sanguigno. Costui si caratterizza per una scrittura di rappresentazione, quindi grande, gonfia, imponente, spettacolare, talvolta corredata da inutili orpelli. Il sanguigno ha bisogno di un pubblico presso cui esibirsi e adesso che gli viene negato per legge, è disorientato. I social come valvola di sfogo funzionano solo in teoria perché in pratica sono un bluff. Il rischio scroll è altissimo, gli appuntamenti in rete sono troppi, la concorrenza è spietata. Questo il sanguigno lo sa e ne soffre. Senza una platea fisicamente costretta ad ascoltarlo, gli restano solo i familiari e il vicinato che, a occhio e croce, potrebbero non essere dell’umore adatto. Probabilmente il sanguigno starà meditando di adottare un animale. È una buona idea. I cani sanno essere ottimi ascoltatori. I gatti un po’ meno.

Altro soggetto svantaggiato è il fisico, non nel senso di dottore in fisica ma di tattile, carnale. Il fisico ignora le leggi della prossemica e si avventa sul suo interlocutore toccandolo e accarezzandolo anche se si tratta dell’amministratore di condominio. La sua scrittura è densa, materica, l’inchiostrazione è carica, la pressione è pastosa, la massa scrittoria fagocita il foglio. Possiamo definirlo anche tipo sensazione perché vive il mondo attraverso i sensi e pertanto deve assaggiare, annusare, guardare, palpare. Ecco perché oggi più che mai è un pericolo per sé stessi e per gli altri. Nessun virus può impedirgli di calarsi la mascherina per sniffare un’arancia al banco della frutta o di abbracciare un collega incontrato in farmacia. Capite perché va tenuto sotto chiave e compreso nella sua frenetica esigenza di impastare, sfornare e addentare? (Sì, il lievito lo ha comprato tutto lui.)

Momento topico anche per l’esercito degli ansiosi. Attualmente lo siamo un po’ tutti, sia chiaro, ma a loro spetta il diritto di precedenza. L’ansioso doc lo è da sempre e la riprova è una scrittura tormentata da ripassi e ritocchi, intoppi, tremori, contrazioni e cancellature. La grafia dell’ansioso non scorre fluida ma incontra mille ostacoli prima di raggiungere faticosamente il margine. Come dicevo la grafologia non dà consigli, ma a titolo personale posso suggerire di evitare almeno le interviste a Galli e Locatelli.

Tempi duri per un altro esemplare meravigliosamente dipinto dalla grafologia francese: il filiforme, termine che non indica una persona magra, ammesso ne esistano ancora. Il filiforme è irrequieto, sempre alla ricerca di qualcosa, si nega, scappa. Da chi? Difficile a dirlo, ma non di rado da se stesso. Questo soggetto fugge anche quando scrive e nella foga strattona le sue forme grafiche riducendole a poco più che un fil di ferro. Come stanno resistendo dentro casa? I più lungimiranti avranno fatto scorte di allucinogeni, i più intelligenti si staranno accontentando di un tapis roulant, i più stupidi finiranno col beccarsi una denuncia.

Da segnalare il dramma dell’infantile (no, passati i trent’anni il pallino sulla “i” non è normale) che ogni giorno implora i suoi bambini di uscire per mezz’ora sotto casa, ma loro sono barricati in cameretta dall’11 marzo per timore di doverci giocare ancora insieme.
Allarme rosso per il discordante: la sua scrittura è tutto e il contrario di tutto. Da piccola diventa grande, da destra si inclina a sinistra, prima sale e poi scende, un momento corre e quello dopo frena. È la stessa persona che un giorno esce sul balcone per urlare “andrà tutto beneeeeeee”, e un altro per minacciare il suicidio.

Concludiamo la carrellata dei disagiati da COVID 19 con una menzione speciale per il disordinato riconoscibile dalla scrittura caotica e arruffona. Il pericolo è di rinvenirne a centinaia nel post pandemia sepolti da piatti sporchi, calzini puzzolenti e autocertificazioni appallottolate.

L’elenco sarebbe ancora molto lungo ma onde evitare di deprimerci passiamo alle categorie che hanno invece buone speranze di portare a termine l’isolamento mantenendo intatto il sistema nervoso.
In testa collocherei il linfatico. La sua scrittura molle, lenta e rilasciata ci parla di un carattere che vive oggi la sua grande rivincita. Bastonato da una vita per la sua indolenza, oggi è un’autorità in materia. Lo Stato chiede immobilità? Lui si è portato avanti col lavoro fin dalla nascita. Free styler del percorso letto-divano, potrebbe scrivere un trattato su come non uscire di casa ed essere felici, ma è troppo pigro per farlo. Il suo filo grafico è rilassato perché tutti i suoi muscoli lo sono, finanche quelli della mano. Il domani è un concetto astratto: il tempo per lui è un infinito pomeriggio di domenica autunnale. I linfatici sono gli esseri più felici in mezzo alla pandemia a patto però che non convivano con soggetti appartenenti alle categorie in sofferenza. In tal caso il rischio di defenestrazione è elevato.

Procede alla grande anche il tipo pensiero. La sua scrittura piccola, concentrata, coesa è sintomo di una forte predilezione per la dimensione intellettuale a discapito di quella comunicativa. Costui non ha nostalgia degli amici e tantomeno dei parenti. Un poco della madre, forse. Azzerate insperatamente le pratiche necessarie alla permanenza nella società civile, quali il saluto e simili fastidi, i tipi pensiero hanno a propria disposizione tutto il tempo per perdere tempo elucubrando ad libitum. Quand’è che gli ricapita?

Momento d’oro anche per il cadenzato ovvero l’esatto contrario del linfatico, a dimostrazione che le strategie di difesa sono multiple, talvolta opposte: ciò che conta è il risultato. La scrittura del cadenzato è scandita da elementi regolari secondo una metrica ripetitiva senza cedimenti a ghirigori né sciatterie. La sua non è più una casa, ma una caserma: orari precisi, alimentazione bilanciata, esercizi ginnici e spesa programmata con lista e piantina del supermercato alla mano. La parola chiave per resistere è disciplina. Le sue probabilità di uscirne a testa alta sono elevate. Quelle dei suoi conviventi un po’ meno.

Vincitore senza gloria sarà senz’altro l’insulare, dalla scrittura rassomigliante a remoti arcipelaghi del Pacifico. La sua produzione grafica consta di sparuti mucchietti in mezzo al bianco dilagante del foglio. La pandemia finirà e loro non sapranno nemmeno che è iniziata.

Ottime speranze anche per il calligrafico che scrive ancora come se temesse le bacchettate della maestra sulle mani. Traccia ovali perfetti, asole diligenti e aste compite. Ricorda finanche come si fa la zeta maiuscola corsiva. Stare entro le righe per lui non è una novità. Nel dubbio indossa la mascherina anche in bagno e poco importa se vive da solo. Le regole sono regole.

L’elenco sarebbe ancora lungo. La grafologia francese conta più di cento specie… non so se mi spiego. Ma vorrei approfittare per una riflessione sul “dopo” quarantena. Ebbene, mai come oggi del doman non v’è
certezza, ma tutti appaiono concordi sul fatto che un nuovo rinascimento richiederà intuizione – spazi ariosi, ampie interlinee, aste svettanti verso l’alto-, flessibilità –legamenti rapidi e funzionali tra le lettere – creatività – forme agili e originali-, semplificazione – economia di gesti che senza penalizzare la leggibilità favorisca la progressione -, tenacia – tracciato solido, forme decise, movimento risoluto.

Concludo chiosando il suggerimento di Baricco secondo cui, terminato il momento della prudenza (per la cronaca: asse della scrittura inclinato a sinistra e movimento cabrè, come di un cavallo che impenna), sarà indispensabile “passare all’audacia”. E cos’è l’audacia se non una poderosa mescolanza di tutte le qualità poc’anzi descritte? Non guasteranno anche una coraggiosa conquista del foglio che non trascuri di lasciare la giusta interlinea tra un rigo e l’altro così da far fluire liberamente le idee nonché una pressione scrittoria che non dia adito a tentennamenti né si accanisca sulla carta, ma proceda in una sapiente alternanza di forcing e de-forcing con movimenti rapidi ma non precipitati onde scongiurare disastrose scivolate.

E a proposito di scarsità di certezze, me n’è venuta in mente una circa il mondo “dopo Covid”: la gente continuerà a scrivere. E la grafologia continuerà a osservare. Restate a casa oggi per averne la conferma domani.
 

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