L'autografo di Mark Zuckerberg


Facebook viene immaginato in una stanza per studenti dell'Università di Harvard. Era il 4 febbraio 2004, ma la probabile fonte d'ispirazione per il progetto si situa nel periodo della Phillips Exeter Academy, la scuola superiore da cui Zuckerberg si diplomò nel 2002. Allora pubblicò l'annuario "The Photo Address Book" che gli studenti della scuola iniziarono subito a chiamare "The Facebook". Pochi anni sono passati: il successo ha gratificato la "genialata" di Mark che  ha creato un network di dimensioni mondiali.
(l.t. dal web)
Nessun elemento grafico come la firma è l'espressione di noi stessi, della nostra identità sia intima che sociale. Rappresenta l'immagine che lo scrivente vuole rimandare di se stesso, ma anche la  ripercussione interiore della propria profondità. Mark Zuckerberg è considerato un visionario, un intuitivo e d'intelligenza acuta. Ciò si evince dall'analisi della sua firma e dal suo autografo. Infatti la sua firma dimostra capacità di rielaborazione dei contenuti con idee originali e innovative: l'ascendenza evidenzia l'ambizione e la ricerca del successo.
La vitalità che emerge dal movimento rende produttiva l'azione. Questo è confermato dal suo autografo essenziale,  ma efficace riportando la prima e l'ultima lettera del nome e del cognome: un modo originale e creativo di mostrarsi pubblicamente.
Roberta Cupiccia - Grafologa ed Esperta in processi formativi  

Dalle considerazioni grafologiche di Evi Crotti (Dirigente della scuola di grafologia morettina di Milano) emerge che un personaggio pubblico ha in genere due firme una per la vita privata e una per quella pubblica. L'autografo può essere ornato, arzigogolato, abbellito, stilizzato e spesso è in disaccordo con la firma privata, in grafologia viene considerato come elemento accessorio ma comunque di conferma per delineare l'immagine che egli proietta a quelli che lo seguono. E' un po' quello che i curatori d'immagine fanno sui loro clienti per fare in modo che l'immagine pubblica abbia un ritorno di appariscenza e, soprattutto, colpisca l'immaginario dell'utente che vuole il suo mito come migliore in assoluto.      


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