La scrittura di Odoardo Focherini: dall'eroismo alla santità

Autore: Margherita Po

La scrittura di Odoardo Focherini: dall'eroismo alla santità Studio grafologico sulla scrittura di Odoardo Focherini
 La grafologia è una scienza umana che, attraverso l’osservazione di determinati segni e tratti presenti nella scrittura, conduce alla conoscenza del temperamento di base dell’individuo e ciò che lo differenzia da tutti gli altri, rendendolo “unico” e “irripetibile”, come affermava lo stesso Girolamo Moretti, fondatore della grafologia italiana.
Scrivere è infatti un’azione che coinvolge molte aree cerebrali che trasversalmente coordinano non solo l’azione dei muscoli pronatori e supinatori ma anche l’emotività e l’intelligenza astratta e operativa.
L’analisi “longitudinale” della scrittura ci permette di osservare l’evoluzione di alcuni tratti della persona nel corso degli anni e di evidenziare i segni che recano la traccia del vissuto.Abbiamo voluto quindi esaminare tre lettere di Odoardo, partendo dalla prima scritta il 27 luglio 1927, all’età di 20 anni, durante il servizio di leva; la seconda è scritta nei primi giorni di prigionia nel carcere di S.Giovanni al Monte il 17 marzo 1944 mentre la terza viene redatta a Gries (Bolzano), il 29 agosto 1944, pochi mesi prima della morte.
 
LETTERA DEL 27 GIUGNO 1927 (per una migliore visione puoi scaricare le immagini dagli allegati)
 


 L’Odoardo ventenne, come risulta dai segni grafologici trovati, dalla loro reciproca interazione e dal contesto grafico in cui si inseriscono, è un ragazzo estremamente esuberante. Iperattività, intraprendenza, desiderio di affrontare in modo attivo la vita a cui si sta affacciando, sono tratti caratteristici e molto spiccati. E’ un ragazzo generoso, coraggioso fino alla temerarietà. E’ molto radicato nelle proprie idee e convinzioni, rispettoso delle regole, inflessibile, poco disposto al compromesso e mal disposto anche alla critica. Egli conosce il proprio valore e desidera farne buon uso non perdendo occasione per dimostrarlo agli altri con orgoglio. E’ creativo, attratto dall’arte e fantasioso. Ha uno spiccato intuito che spesso viene in aiuto alla scarsità di momenti riflessivi e alla difficoltà di fermarsi per analizzare e  valutare in modo critico tutto quanto ha in mente e vorrebbe fare. La sua parola d’ordine è agire senza indugiare troppo.
  
LETTERA DEL 17 MARZO 1944
 
 
 
Alla luce di quanto sopra esposto, l’esame della seconda lettera ci sconvolge. La scrittura è estremamente sofferta, disorientata, disomogenea. Pur mostrando ancora in modo evidente, la grande quantità di energia dello scrivente, tale energia risulta compressa e bloccata dall’ angoscia, dall’ansia di vedersi sopraffatto da una situazione imprevista completamente fuori dal proprio controllo. La sensazione di essere come un leone in gabbia lo paralizza; ora l’avvenire diventa improvvisamente incerto. Ha lasciato moglie, figli e colleghi di lavoro senza un saluto, senza poterli preparare al distacco e la loro sofferenza diventa un’ulteriore pena per lui. Certo il contenuto della lettera ci rimanda l’immagine di una persona che continua a predisporre la sua attività dando compiti da eseguire al destinatario, ricordando scadenze, suggerendo iniziative ma l’emotività sta tracimando e sta sperimentando forse per la prima volta, un’angosciante sensazione di destabilizzazione.
  
LETTERA DEL 27 AGOSTO 1944
 
 
 
Dopo questo ritratto così drammatico di quanto sta succedendo “dentro” all’animo di Odoardo, ecco che la terza lettera – scritta da Gries – ancora una volta ci trova impreparati.
Se ci aspettiamo un ulteriore peggioramento del quadro precedente rimarremo del tutto “sorpresi” perché, lungi da dove la logica ci condurrebbe, ciò che ci troviamo davanti è un dipinto meraviglioso.
Equilibrio, armonia, pacatezza, serenità sono i primi termini che ci vengono in mente. La prevalenza dello spazio bianco rispetto allo spazio riempito dalle parole, ci dà una sensazione di luminosità e ci rappresenta simbolicamente la luce interiore data dal pensiero che ora ruba il primato all’azione. La curvilineità ( delle singole lettere ma anche dei collegamenti tra di esse) diventa prevalente rispetto all’angolosità, segno di una interiore apertura all’accoglienza e accettazione della propria storia concreta, con un progressivo e sereno distacco dagli atteggiamenti difensivi che hanno sempre caratterizzato il suo  comportamento.
Il suo animo si è ammansito, una grazia divina e speciale lo sta incoraggiando e al tempo stesso placando. Ha scelto di affidarsi a quel Dio che tanto prima aveva servito, pregato, predicato ma forse non intimamente conosciuto e “sperimentato” come papà tenero, buono, misericordioso. L’energia della sua esuberanza giovanile – testimoniata dai segni grafologici che ne indicano l’abbondanza ma anche un utilizzo disomogeneo, ora è carburante di un nuovo moto interiore dell’animo che lo induce alla contemplazione, alla riflessione, al misticismo.
Non è una triste rassegnazione la sua, ma una piena e profonda adesione alla volontà di Dio, qualsiasi essa sia.  La sua intelligenza, la sua razionalità non sono scomparse; esse scelgono di piegarsi davanti ad un progetto misterioso, diverso da quello che lui avrebbe scelto ma ugualmente giusto per lui.
L’Odoardo della giovinezza, della vita attiva in seno alla società civile e religiosa, è ancora presente: i segni grafologici che dipingono il temperamento ( come il segno “Ardita” che esprime l’azione temeraria e coraggiosa o le Aste Rette che indicano fermezza e irremovibilità nei propri intenti ) sono rimasti, testimoni che la sua natura umana non è cambiata. Ciò che è realmente successo è che la grazia divina ha preso dimora in lui, equiparando la sua natura a quella di Gesù, capace di accettare da Dio il bene e il male, certo che la fiducia non sarà mal riposta, qualsiasi cosa succeda. E’ avvenuta in lui la “surlimazione” che si muove in direzione opposta rispetto alla “sublimazione”: non è la natura umana che nella tensione di superare i propri limiti cerca di assomigliare sempre più a Dio ma è l’azione divina che scende nell’animo umano, trascendendolo. Odoardo ha recuperato la sua interiorità più profonda e in questa dimensione ha incontrato la grazia divina.
 
I temperamenti morettiani
 Secondo il Moretti, padre francescano fondatore della grafologia italiano, ogni comportamento umano è il risultato dell’interazione tra quattro tipologie di temperamento innate: Assalto, Cessione, Resistenza e Attesa. Come si può in parte dedurre dal nome stesso, il temperamento dell’Assalto concerne la capacità assertiva e decisionale; quando eccede diventa autoritarismo e sopraffazione. Il temperamento della Cessione descrive la disponibilità ad accogliere, a cedere qualcosa di sé, sia per generosità che per debolezza. Il temperamento della Resistenza riguarda gli atteggiamenti che mettiamo in atto per salvaguardare le nostre istanze e le nostre esigenze; dalla tenuta si può però arrivare anche all’estremo della rigidità mentale e psichica. Il temperamento dell’Attesa, infine, viene espresso nell’attitudine a riflettere prima di agire, ad ascoltare prima di parlare, a saper accogliere in modo critico quanto ci viene proposto; in una persona insicura o impaurita l’Attesa che prevale è invece testimonianza del suo blocco psichico.
Ogni temperamento ha quindi valenze positive o negative, secondo il contesto grafico in cui è inserito.
In ognuno di noi la combinazione e la dosatura di questi quattro elementi è tale da renderci unici, ma tra essi ce n’è sempre uno preponderante che ci contraddistingue.
Calcolando in modo matematico l’incidenza che ogni segno grafologico evidenziato ha rispetto ai quattro temperamenti morettiani, ecco a confronto ciò che risulta dall’analisi delle tre lettere di Odoardo:



 Il principale temperamento di Odoardo rimane l'Assalto: esso appartiene alla sua natura. Da giovane c'era maggiore ostentazione di sé , c'era un atteggiamento di sfida verso il mondo basato su una notevole percezione di autostima  , c'era una iperattività che aveva lo scopo di acquietare le sue ansie interiori ( a lui nascoste ) e di dimostrare a sé stesso e agli altri il proprio valore. Poi diventa un adulto, si fa una famiglia, ha una vita sociale sempre più intensa, un lavoro importante; improvvisamente viene incarcerato e privato di tutto questo. Lo sgomento, l'angoscia richiedono di aggrapparsi al principio della conservazione perché egli deve riuscire a sopravvivere a questo incubo, deve poter ritornare a casa, dalla sua famiglia, al suo posto di lavoro. Ecco allora che cala la Cessione, cala l'Assalto, cresce la Resistenza.
Infine, dopo cinque mesi  trascorsi in esilio, strappato da troppo tempo dalla sua quotidianità, dagli affetti così cari, in un'altalenanza di illusioni e delusioni, provato nel fisico, scatta un desiderio di riscatto che trova appagamento nel rifugio in Dio a cui decide di rimettere tutta, ma proprio tutta la propria esistenza. Raggiunge allora un livello di serenità  paradossale e miracoloso, che entra in lui con una tale invadenza da arrivare a toccare gli spazi più intimi della sua natura e trasformarli. Ecco che ogni difesa dell' “Io” cede il passo ad un atteggiamento interiore di contemplazione mistica, di trascendenza, di interiorità profonda.
La Resistenza si riduce moltissimo e accanto all'Assalto appare il temperamento dell'Attesa che arreca riflessione, interiorità,  secondarietà, introversione. Anche la Cessione torna ad aumentare come importante componente del comportamento, segno di un adattamento non più contrastato dalle proprie esigenze ma fondato sull'accettazione piena della propria storia.

A cura di MARGHERITA PO
 


Categorie correlate

  • Via Malpighi, 5 - Modena - 41012 Carpi

Per ricevere l'email degli aggiornamenti dei contenuti dell'autore.