La dissimulazione nelle firme autografe

Autore: Elisa Tricarico

La dissimulazione nelle firme autografe Uno dei quesiti che con maggiore frequenza vengono posti al perito grafologo giudiziario è quello di accertare l’autografia o l’apocrifia di una firma, posta ad esempio su un assegno, una cambiale, una quietanza di pagamento, documenti di vario tipo.
Nella firma, ancor di più che nella scrittura, l’individualità si rileva in maniera accentuata poiché i segni di cui è composta finiscono per essere stilati con immediatezza istintiva.

Tali segni, infatti, a causa della frequenza con la quale, normalmente, vengono vergati, sono tracciati di getto e ciò fa sì che nel momento in cui, per esempio, la firma venga posta frettolosamente, essa conservi comunque i suoi caratteri fondamentali e tipici, che fanno di quello specimen una firma “unica”, nonostante la variabilità grafica insita in ogni grafia, seppur con livelli differenti a seconda della capacità grafica di ogni soggetto scrivente.

La tecnica della dissimulazione grafica nelle firme viene messa in atto quando un soggetto pone una firma a nome proprio in maniera diversa da quella abituale (ossia è una firma naturale ma non spontanea) per sollevare dubbi sull’autenticità della firma e garantirsi la possibilità in futuro di disconoscerla. In tal caso, vi sarà l’esagerazione di alcune caratteristiche proprie della grafia del dissimulatore, come le ampiezze, esagerazioni di alcuni tratti peculiari, delle forme, etc.

La dissimulazione, quindi, consiste in un autore che tenta di mascherare ed alterare la propria firma al fine di poterne poi disconoscere la paternità o sostenere di firmare in modi differenti ma, in realtà, il “mascheramento” è il prodotto di un atto cosciente e volontario.
Ovviamente non rientrano nelle ipotesi dissimulative, le variazioni apportate a causa del mal funzionamento dei mezzi utilizzati per la realizzazione della scrittura, come il tipo di penna o di carta e il piano di appoggio irregolare.

Allo stesso modo non rientrano nella casistica della dissimulazione neanche le ipotesi di variazioni naturali soggettive della grafia, come la posizione della mano o dell'avambraccio, lo stato di fretta o di calma e lo stato emotivo o psicologico del soggetto vergante.
Una firma dissimulata può essere realizzata in diversi modi, come, ad esempio: - variando la pendenza, la grandezza e l’altezza delle lettere; - utilizzando la mano non avvezza a scrivere; - aumentando l’accuratezza del grafismo o, al contrario, rendendola più illeggibile, destrutturata o ancora accelerando il gesto, etc; - amplificando alcune caratteristiche formali grafiche proprie, rendendole esagerate, ampollose, in quanto è sulla forma che ogni soggetto scrivente si concentra.
Secondo la Legge della direzione attentiva di L. Klages “l’attenzione è attratta dagli elementi più rappresentativi. Le parti coscienti sono: inizio di parola, maiuscole, lettere lunghe, grandezze, larghezze, posizioni. Le parti che sfuggono all’attenzione sono: elementi accessori, interpunzione, puntini sulle i, tagli delle t, tratti finali, ecc.”.

E ancora, facendo riferimento alla terza legge della scrittura di Solange Pellat: “Non si può modificare volontariamente in un dato momento la propria scrittura naturale senza introdurre nel suo tracciato il segno stesso dello sforzo compiuto per ottenere un cambiamento”.
Nella dissimulazione l’autore amplifica, esaspera, alcune gestualità proprie, proprio perché l’attenzione si pone sugli aspetti più evidenti del proprio grafismo, mettendo invece da parte quei gesti inconsapevoli su cui l’attenzione non viene posta.

E’ importante sottolineare che, nell’analisi dell’autenticità di una firma vergata con la tecnica della dissimulazione, il perito grafologo giudiziario dovrà considerare il livello grafico dello scrivente, ossia le due Leggi della scrittura dell’Abbassamento del Livello Grafico (Caille, 1975), in base alle quali: “Nei casi di modificazione volontaria naturale, uno scritto dal livello grafico basso può essere attribuito ad uno scrivente che abbia un livello grafico elevato; mentre in caso di dissimulazione volontaria, uno scritto dal livello grafico elevato non può essere attribuito ad uno scrivente dal livello grafico modesto”.

Individuare una firma autografa vergata con la tecnica della dissimulazione non è opera semplice, in quanto l’autore modificherà volontariamente, come già detto, la sua scrittura, alterando più o meno intensamente la sua gestualità spontanea, apparendo, quindi, di primo acchito, uno specimen falso.

Risulta quindi molto importante avere a disposizione un elevato numero di firme di comparazione per il confronto, possibilmente coeve (ma anche di periodi antecedenti in modo tale da verificare l’evoluzione del gesto nel corso del tempo), e avvalersi anche del cosiddetto saggio grafico.

Il saggio grafico è un elemento fondamentale dell’indagine peritale grafologica, in quanto viene richiesto a chi è sottoposto a verifica, di scrivere tutta una serie di firme (nel caso in cui l’accertamento grafico richiesto sia su una firma), con tecniche differenti, al fine di far emergere dalla scrittura tutti gli aspetti grafo-dinamici dell’esaminando.

E' necessario però precisare che l’effettuazione di un saggio grafico da parte di una persona sottoposta a procedimento giudiziario e/o civile, può produrre una scrittura abbastanza difforme da quella normalmente utilizzata dal soggetto, a causa dello stress e della situazione del momento, che potrebbero portare a riprodurre nel tracciato grafico un sostanziale "irrigidimento", una significativa variazione nella velocità e, a volte, una certa modificazione nella morfologia delle lettere.

Tuttavia, è proprio nel saggio grafico che emergono chiaramente gli aspetti più profondi di una determinata mano scrivente, in quanto con il prosieguo del saggio grafico, i meccanismi attentivi tendono a scemare, anche per effetto della stanchezza nello scrivere, e riaffiorano i “gesti fuggitivi” più significativi, nonché il Ductus.

Spesso però ci si trova difronte a firme così diverse, pur essendo prodotti grafici di un unico soggetto, da restare disorientati nel lavoro peritale, soprattutto di fronte ad una elevata variabilità grafica, ossia alla capacità di riprodurre in modo differenti la morfologia delle lettere, i legamenti, la velocità del tracciato, ma nessuno potrà mai “nascondere” la natura più profonda che affonda le radici nella grafo-motricità generale e particolare che appartiene ad ognuno di noi, come fosse la nostra impronta genetica, che rende la scrittura e la firma il prodotto di un atto di unicità ed irripetibilità.
 


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