L'utilizzabilità della perizia grafologica su copia fotostatica nel processo penale

Autore: Rocco Freda

L'utilizzabilità della perizia grafologica su copia fotostatica nel processo penale L’utilizzabilità della perizia grafologica su copia fotostatica nel processo penale rappresenta un tema controverso non soltanto sul piano meramente tecnico grafologico, ove, attraverso la copia non è possibile pervenire ad un’ analisi completa di tutti i connotati che un perito grafologo deve  esaminare, su tutti la pressione, ma anche sul piano prettamente giuridico.

Il codice di procedura penale dedica alla perizia ed alla consulenza tecnica un limitato numero di norme, per lo più contenute negli artt. 220 e seguenti (Libro III, dedicato alle Prove, Titolo II dedicato ai Mezzi di prova ed infine Capo VI, intitolato semplicemente “Perizia”).

La perizia rappresenta uno strumento processuale, utilizzabile nel corso delle indagini preliminari e nel dibattimento, finalizzato a sviluppare un determinato tema di prova che presupponga conoscenze di natura tecnica, scientifica o artistica che travalicano la competenza del giudice.

Essa, pertanto, “adempie alle tre seguenti funzioni che richiedono per essere esercitate speciali conoscenze, quali:
1) svolgere indagini per acquisire dati probatori;
2) acquisire gli stessi dati selezionandoli ed interpretandoli;
3) effettuare valutazioni sui dati già acquisiti” 1.

La grafologia e, nello specifico, la figura del grafologo giudiziario, entra nel processo penale per il suo apporto tecnico – scientifico, al fine di espletare il quesito peritale conferito dal Magistrato.

Non sempre, tuttavia, il grafologo in qualità di perito,  può avere a disposizione l’originale del documento da esaminare, oggetto di contestazione tra le parti processuali, in quanto smarrito o materialmente non più disponibile per essere esaminato nella sua integralità per qualsiasi altra motivazione non imputabile al perito o alle parte medesime.
Il nostro codice non esplicita una definizione di documento, la quale può ricavarsi dall’analisi dell’art 234 c.p.p., il quale fornisce un requisito positivo ed uno negativo ai fini della definizione di documento.

Il requisito positivo è indicato nel co. 1: perché vi sia un documento è sufficiente uno scritto o altro oggetto idoneo a rappresentare un fatto, una persona o una cosa.

Il requisito negativo si ricava dalla sistematica del codice, secondo cui l’oggetto rappresentato deve essere un atto o un fatto differente dagli atti processuali compiuti nel procedimento nel quale il documento è acquisito.

Dal combinato disposto dell’analisi normativa dell’art 234 c.p.p. con i principi in materia di libertà della prova, è possibile affermare che il perito grafologo possa pienamente espletare il suo incarico sulla copia fotostatica, quale prova documentale,  e che il documento oggetto di valutazione possa essere idoneo all’accertamento dei fatti.

 Ai sensi del 2  comma dell’art. 234 del c.p.p. è esplicitamente previsto che “Quando l’originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia”.

La finalità del legislatore, infatti, è stata proprio quella di prevedere la situazione di accertamento dell’irrecuperabilità materiale del documento in originale, consentendo, comunque, al giudice di utilizzare la copia, ove idonea, al fine di assicurare l’accertamento dei fatti come accade nel caso dell’acquisizione dell’ originale, affinchè non si pregiudichi le funzioni che l’atto è destinato ad assicurare.

Tale norma va letta in combinato con l’ art.189 c.p.p. il quale, riferendosi genericamente alle «prove non disciplinate dalla legge», esprime il rifiuto, da parte del vigente sistema processuale, di un principio di tipicità dei mezzi di prova, come statuito anche da una pronuncia della Suprema Corte2, consentendo l’utilizzazione e l’acquisizione del documento prodotto in copia, anche in assenza dell’originale nei casi in cui il giudice ritenga la copia idonea a provare i fatti di causa.

Anche la Giurisprudenza di legittimità, non ultima in recenti pronunce sul punto (anno 2020), si è espressa a favore dell’utilizzabilità ed ammissibilità del documento in copia fotostatica, secondo la quale, in tema di ammissibilità della perizia grafologica ove non sia possibile rinvenire l’ originale del documento oggetto di indagine, ha ribadito il principio, secondo il quale «non è esclusa l’ammissibilità dell’accertamento grafologico disposto su fotocopia del documento sospettato di falsità»3.

Tale recentissima pronuncia ribadisce quanto già affermato, in precedenza, ove “In tema di prova documentale, la copia fotostatica di un documento, per il principio di libertà della prova, quando sia idonea ad assicurare l'accertamento dei fatti, ha valore probatorio anche al di fuori del caso di impossibilità di recupero dell'originale, pur se essa sia priva di certificazione ufficiale di conformità e sia stata disconosciuta dall'imputato 4.

Quanto affermato, inoltre, trova esplicita conferma anche in riferimento al dettato normativo previsto dall’ art. 235 del codice di rito.

Questo, infatti, rubricato «I documenti che costituiscono corpo del reato” stabilisce che i documenti costituenti corpo del reato (nozione comprensiva di tutte le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso e di quelle che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo) debbano essere acquisiti qualunque sia la persona che li abbia formati o li detenga ed andranno a confluire nel fascicolo del dibattimento, ai sensi dell’art. 431, lett. c.

In tal caso non occorre che il giudice effettui alcuna valutazione sulla loro superfluità o irrilevanza ai sensi dell'art. 190, 1  co.

Per concludere, alla luce dell’analisi normativa del codice di rito e della consolidata giurisprudenza di legittimità, anche recentissima sul punto, si può affermare pacificamente che nel caso in cui non possa essere rinvenuto l’originale del documento in contestazione, la perizia grafologica potrà basarsi, ove il Giudice lo ritenga idoneo, anche sulla copia fotostatica, al fine dell’accertamento dei fatti.  
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1 - TONINI, Manuale di procedura penale, 2015, p. 340.
2 - Cass. pen. Sez. VI, 25/01/2010, n. 14599.
3 - Cass. pen. Sez VI, 27/04/2020, n. 12978.
4 - Cass. pen. Sez. II, 21/11/2014, n. 52017.
 

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