L'omicidio del piccolo Grégory Villemin - La maledizione della Vologne

Autore: Elisa Tricarico

L'omicidio del piccolo Grégory Villemin - La maledizione della Vologne Francia. Un paesino di montagna nei Vosges, Lépanges sur Vologne. E’ il 16 ottobre del 1984. Sono circa le 17. Nonostante la stagione autunnale è una bella giornata di sole tiepido.

Un bambino di quattro anni, Grégory Villemin, scompare mentre giocava sereno in un quadrato di sabbia nel giardino di casa. La madre, Christine Villemin, smette di stirare e corre a cercarlo, ma Grégory non c’è e chiama immediatamente la polizia. Dopo circa tre ore il corpo del bambino viene ritrovato sette chilometri a valle, bloccato da una chiusa nel fiume Vologne, senza tracce di violenza ma con i piedi e le mani legate. Pochi minuti dopo la scomparsa, «il corvo» aveva telefonato ad uno zio di Grégory, annunciando di aver gettato il bambino nel fiume. E il giorno dopo, una lettera arriva al padre del bimbo, Jean-Marie Villemin: «J’éspère que tu mourras de chagrin, le chef. Ce n'est pas ton argent qui pourra te redonner ton fils. Voilà ma vengeance, pauvre con”. – “ Spero che tu muoia di dolore, capo. Non sono i tuoi soldi che potranno ridarti tuo figlio. Ecco la mia vendetta, povero scemo”.

Il caso Grégory Villemin da oltre trent’anni fa venire i brividi perché i continui colpi di scena non hanno mai permesso di chiarire con certezza chi è stato l’autore del delitto, e perché lo abbia commesso, così come l’autore delle numerose lettere anonime di minaccia e di ingiurie e la voce dall’altra parte della cornetta del telefono che ossessionava la famiglia di Grégory. Qualche settimana dopo l’omicidio del piccolo, un cugino del padre, Bernard Laroche, viene accusato e portato in carcere, nonché ritenuto l’autore della lettera anonima di rivendicazione del crimine, da una perizia grafologica.

Nel febbraio 1985 viene scarcerato dal giudice, chiamato “le pétit juge” – “il piccolo giudice”, per la sua scarsa esperienza come magistrato (aveva appena 33 anni) e per la sua maggiore propensione ai riflettori dei mass media, che al caso difficile che gli era stato affidato, nonostante il parere contrario del pubblico ministero. Quello stesso giorno Jean-Marie Villemin annuncia ai giornalisti: «Lo ucciderò all’uscita dal lavoro». La moglie di Laroche, Marie-Ange, chiede che il marito venga protetto da una scorta, che viene negata. Un mese dopo, all’uscita del lavoro, il padre di Grégory uccide Bernard Laroche.

Bernard Laroche viene indagato e incarcerato dopo la testimonianza della cognata, sorella della moglie, l’allora 16enne Muriel Bolle, che dichiara, per poi successivamente ritrattare, di essere stata presente nell’auto del cognato mentre rapiva il piccolo Grégory e di essere testimone oculare del corpo gettato nella Vologne.

Dopo giorni di maltrattamenti subiti in famiglia per le sue dichiarazioni, Muriel ritratta adducendo la motivazione di essere stata indotta dai gendermes (i carabinieri) allora titolari delle indagini. Muriel non cederà mai più nel corso degli anni.

Successivamente, finisce in carcere, accusata di essere l’assassina e l’autrice della lettera anonima di rivendicazione del delitto, anche la madre Christine, poi completamente riabilitata.

Il caso Grégory è diventato uno degli episodi simbolo del fallimento della giustizia francese e della perizia grafologica, e anche degli effetti perversi dei media, che hanno prima pubblicato la foto di Grégory cadavere, poi alimentato i sospetti su vari personaggi, senza prove. Nel corso degli anni si è formata la convinzione di una gelosia all’interno della famiglia, pista che si è rafforzata anche negli ultimi anni, quando nel 2017 l’inchiesta è stata riaperta.

Tre persone sono state arrestate, tra i quali Marcel e Jacqueline Jacob, lo zio e la zia del padre di Grégory. Il bambino sarebbe stato vittima di un complotto di famiglia e vittima sacrificale per la gelosia e l’invidia nei confronti di Jean-Marie Villemin, l’unico della famiglia, di estrazione operaia, ad aver fatto una certa carriera in fabbrica, diventando a soli 24 anni capo reparto.

L’invidia per una coppia felice, con un bel bambino, dal volto d’angelo. L’invidia per il loro benessere economico, il loro chalet, il divano di pelle nuovo, l’auto nuova…

Secondo l’ultima ricostruzione del 2017, Bernard Laroche avrebbe rapito Grégory, e lo avrebbe poi consegnato al suo pro-zio Marcel Jacob, che l’avrebbe ucciso spinto dall’invidia per la riuscita sociale di suo nipote Jean-Marie Villemin, padre di Grégory. I nuovi arresti, tra i quali forse c’è il principale responsabile ed esecutore materiale del delitto, sono stati effettuati grazie all’utilizzo di nuovi strumenti investigativi tra i quali il software Anacrim, una versione rinnovata e adattata dalla polizia francese di un vecchio programma di marketing americano.

Anacrim viene usato per cercare discrepanze nelle migliaia e migliaia di pagine di verbali dei casi più complessi, come quello di Grégory. Il sistema viene considerato l’ultima risorsa possibile per risolvere i cold case, quelli in cui l’inchiesta non avanza da anni.

I colpi di scena sono stati tanti. Il caso infatti viene chiamato anche “la maledizione della Vologne”.

Il mistero sulla morte del piccolo Grégory non è ad oggi stato risolto.
 

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