L'assertività

L'assertività Autori: Danila Mignardi, Stefano Fiore.
Come reagiamo quando qualcuno ci critica per qualcosa che non abbiamo fatto, ci interrompe o pretende da noi più di quanto possiamo offrire? Solitamente le reazioni sono due: 

Ci difendiamo con frasi del tipo “Non è colpa mia…”, “Ho fatto del mio meglio…”
- Attacchiamo con frasi tipo “Cosa dovrei dire io quando tu...”, “Senti chi parla…” Nel primo caso siamo remissivi mentre nel secondo diventiamo aggressivi.
Entrambi questi atteggiamenti sono umani ma per comunicare efficacemente è bene limitarne l’uso.
Il nostro comportamento è remissivo quando non chiediamo il rispetto dei nostri diritti, esprimiamo le nostre convinzioni e riflessioni con un tono di scusa e poco convinto, evitiamo di esprimere i nostri punti di vista e le nostre emozioni. Siamo convinti che le nostre esigenze siano considerate dagli altri come poco importanti.
Il nostro comportamento è aggressivo quando affermiamo i nostri diritti violando quelli altrui, sosteniamo opinioni e convinzioni in maniera inopportuna e disonesta. Enfatizziamo il nostro punto di vista a spese degli altri con la convinzione che le nostre opinioni siano più importanti.
Nessuno è sempre aggressivo o remissivo. Il nostro comportamento varia in base alle situazioni per cui in un momento possiamo essere aggressivi, in un altro remissivi.
Un’occasione in cui si reagisce aggressivamente o remissivamente è quella in cui si ha a che fare con il livello di stima verso noi stessi: l’autostima.
Se il grado di autostima è basso, ci sentiamo insicuri, minacciati e allora o ci difendiamo (sottomissione) o attacchiamo (aggressione).
Un’altra occasione in cui si possono adottare tali comportamenti consiste nel trarre alcuni vantaggi. Il comportamento aggressivo ci fa sentire vincenti perché dà un senso di potere e ci consente di esprimere emozioni negative, quali rabbia o frustrazione. Il comportamento remissivo ci permette di evitare conflitti, confronti, sensi di colpa che potrebbero essere causati dall’irritare qualcuno.
Oltre ai comportamenti remissivi e aggressivi, esiste una terza e più soddisfacente alternativa chiamata ASSERTIVITÀ. Il termine deriva dal latino adserere e significa asserire, affermare.
L’assertività è un’attitudine che permette di definire chiaramente il proprio obiettivo o la propria posizione, di svelarla senza ambiguità, di difenderla senza aggressività, pur ammettendo un diverso atteggiamento da parte degli altri.
L’assertività comporta due aspetti molto importanti:
- ascolto, comprensione, attenzione per l’altro - da un lato
- capacità di esprimere il proprio punto di vista (evitando termini aggressivi e passivi) e farlo rispettare - dall’altro.

I vantaggi del comportamento assertivo sono veramente tanti.

L’assertività tende a generare assertività. Si, un effetto particolare di questa attitudine è che sviluppa assertività anche nell’interlocutore e facilita così i rapporti interpersonali rendendoli più performanti e più rispettosi per sé e per gli altri.
Infatti rinvigorire la propria autostima permette di aumentare la fiducia nelle proprie possibilità e, riconoscendo più facilmente le capacità degli altri, può aumentare anche la fiducia nei loro confronti.
L’assertività può accrescere anche il proprio senso di responsabilità e la possibilità di raggiungere gli obiettivi; ascoltando e considerando opinioni e idee altrui, anche le capacità degli altri vengono canalizzate al meglio.
Invece di instaurare meccanismi di difesa/attacco che portano a prestazioni meno efficaci, con l’assertività si potenzia il proprio comportamento e le prestazioni saranno più efficaci.

In ambito aziendale, gli Human Resources Specialist sono sempre più consapevoli e sensibili all’argomento, consci dei vantaggi che l’assertività produce; ecco il motivo per cui organizzano sempre di più corsi di formazione aventi l’obietto di curare, potenziare o rafforzare lo stile assertivo delle proprie risorse umane. Capi assertivi cercano di scegliere collaboratori assertivi, dipendenti assertivi auspicano di avere un capo assertivo. Del resto chi di noi non vorrebbe lavorare respirando un CLIMA di rispetto e considerazione? 

E l’assertività ha riguardo per questo bisogno e si manifesta con comportamenti quali: ascoltare attivamente, chiedere, approfondire la conoscenza dei bisogni propri e altrui, esprimersi liberamente, proporre, assumersi responsabilità, saper rifiutare, ammettere i propri errori, accettare critiche…

Il comportamento assertivo nel suo insieme è dunque uno strumento che facilita al massimo i rapporti tra le persone e riguarda non i pensieri e le intenzioni, ma il MODO in cui si esprimono. E’ quindi considerato un “MODELLO di comportamento interpersonale”, capace di garantire non soltanto un ragionevole livello di civiltà tra le persone ma, nel contempo, uno stato di BENESSERE emotivo per coloro che lo attuano.

E per metterlo in pratica bisogna “allenarsi” in quanto l’assertività non è un comportamento predeterminato, bensì appreso. Non si nasce assertivi, così come non si nasce timidi né aggressivi, ma nel corso dello sviluppo ognuno di noi si costruisce il suo stile di interrelazione con il prossimo attraverso i modelli comportamentali, forniti prevalentemente dai genitori e dall'ambiente scolastico. In base a tali modelli di riferimento la persona assume uno stile comportamentale passivo o aggressivo. E così come abbiamo imparato ad essere passivi o aggressivi, allo stesso modo possiamo riprogrammarci ed apprendere un comportamento migliore e di maggior rispetto. 

Se l’assertività è così vantaggiosa viene da chiedersi come mai non sia così usuale incontrarla ed interrogarsi sulle cause principali della sua carenza:

- la persona non ha appreso ad essere assertiva o lo ha appreso in modo inadeguato
- la persona rifiuta o non conosce i propri diritti
- la persona sa qual è il comportamento adeguato ma non riesce ad esprimerlo, o ci riesce in modo parziale
- la persona possiede schemi di pensiero irrazionali che le impediscono di agire assertivamente.

Quali sono invece le tendenze comportamentali ed emotive correlate allo stile assertivo?
L’asserivo assume iniziative su consultazioni, esamina razionalmente le alternative, raggiunge i propri obiettivi senza prevaricare gli altri, difende i propri diritti rispettando contemporaneamente quelli altrui, si sente fiducioso, sicuro, emotivamente adeguato alla interdipendenza, genera apertura, collaborazione, ricerca comunicazioni a due vie, non giudica, ascolta e rimanda feedback (risposte di ritorno).

Entrando nel dettaglio:

- IL NON VERBALE dell’assertivo corrisponde ad uno sguardo aperto, diretto e non fisso, mani sciolte ai fianchi, rilassate, una gestualità che denota sicurezza, un tono di voce fermo, espressivo, chiaro e che enfatizza le parole chiave.
- L’ATTEGGIAMENTO dell’assertivo è nel farsi avanti ed affrontare situazioni, farsi valere.
- LE EMOZIONI dell’assertivo vengono affrontate al loro verificarsi. C’è sicurezza e stima di sé.
- IL VERBALE dell’assertivo è fatto di frasi concise e chiare, di costruzioni personali espresse in prima persona (penso/credo/voglio), di distinzione tra fatti e opinioni, di domande aperte atte a scoprire pensieri, opinioni, desideri altrui, di parole che implicano cooperazione e frasi enfatiche che esprimono interesse.

Per comparare i tre tipi di atteggiamento finora trattati (assertivo – remissivo – aggressivo) seguono tre specifici esempi di risposta di fronte ad una medesima situazione: il figlio, che ha appena preso la patente, sta uscendo dal garage a marcia indietro troppo velocemente.

Risposta remissiva: “Forse si potrebbe andare più lentamente...”

Risposta aggressiva: “Ho detto che devi andare piano! Sei sempre il solito...”

Risposta assertiva: “Se esci velocemente dal garage potresti far danni o farti male; questo mi preoccupa e preferisco che tu esca lentamente”

L’effetto cambia completamente e se è vero che ad ogni azione corrisponde una reazione, si può affermare che l’assertività è in grado di costituire un circolo virtuoso di comunicazione efficace!

Con la curiosità insita nel grafologo viene da chiedersi a questo punto: “E come si presenta la scrittura di un assertivo?”
La scrittura di Pierpaolo esemplifica in modo molto efficace l’essenza dell’assertività:

1) è caratterizzata da una sindrome centrale che va nel senso di determinazione, grinta, energia, coinvolgimento, orientamento al risultato, propositività, chiarezza di intenti:

movimento dinamico, direzione inclinata, forme angolose, condotta ferma, compatta fra righe, stretta fra lettere ma contemporaneamente con una certa tendenza alla distensione secondaria, margine sinistro progressivo, margine destro frequentemente sforato, prolungamenti in basso, alcuni tratti iniziali e finali ben proporzionati; firma a destra, omogenea ma più tesa e contratta del testo.

E’ una scrittura progressiva, sufficientemente personalizzata ma chiara, con un buon formniveau, con prevalenza di movimento e in buona sinergia con la forma;

2) allo stesso tempo, c’è un’assenza pressoché totale di segni di aggressività: niente spostamenti di pressione, nessuna forma rigida, o esagerata, o invadente, no a movimenti cadenzati o imperiosi, ispessimenti, acerazioni, mazze, lanci improvvisi, rigidità o prevedibilità generali del tracciato, della condotta, ecc.; 

3) infine, una buona sindrome di equilibrio, di flessibilità e di capacità di modulazione, e quasi un sistema di contrappesi rispetto alla sua natura grintosa e determinata: buona gestione spaziale complessiva, ordinata ma non rigida, senso dei margini ma investimento intenso del foglio; rigo sinuoso, una leggera componente fluttuante nel movimento, doppia curva, una certa proteiformità delle “t”, leggeri marezzamenti nel tratto e piccole interruzioni della continuità.
Da notare, in particolare, l’associazione molto positiva fra scrittura inclinata, oggi così rara, che non presenta qui nessuna connotazione di forzatura o convenzionalismo, con un buon ritmo e un movimento prevalentemente dinamico; e ancora, la dialettica fra allargamenti e restringimenti, quella fra fermezza del tracciato e sinuosità del rigo, quella fra senso complessivo dello spazio e compattezza, e quella ancora più “intima” e perciò rivelatrice, all’interno del movimento stesso, fra dinamismo e fluttuazione. Nello stesso senso parlano i prolungamenti in basso, non eccessivi ma costanti, ancoraggio profondo e non ostentato nell’autostima, che non sente la necessità di tradursi in esibizionismi o in proiezioni in zona superiore, la quale risulta anzi a volte lievemente atrofica per la concentrazione sul concreto e il senso della serietà, non costrittiva ma motivante.


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