L’«anello mancante» dei Nibelunghi Ad Amburgo ...

L’«anello mancante» dei Nibelunghi Ad Amburgo ... L’«anello mancante» dei Nibelunghi Ad Amburgo le scuole sperimentano il «Grundschrift», un carattere che è una via di mezzo fra lo stampatello e il corsivo
E’ la città-Stato di Amburgo ad aver sperimentato, in Germania, una riforma della scrittura di cui molto si è parlato. Nel 2011, il sindacato degli insegnanti elementari (Grundschulverband) ha infatti introdotto una esperimento pilota, che potrebbe servire da modello anche per le scuole di altri Land. Seguendo le indicazioni di un gruppo di esperti (Horst Barnitzky, Erika Brinkmann, Ulrich Hecker e Christina Mehrhofer-Bernt), nelle scuole elementari ai bambini si insegna a scrivere partendo dai caratteri dei libri. L’idea alla base è semplice, pedagogica prima che grafica: indurre cioè il bambino a sviluppare i caratteri direttamente dalle «minuscole» stampate nei libri, o digitate sugli schermi, con cui anche i più piccoli si confrontano fin dai primi anni, senza passare dall’apprendimento del corsivo. La scrittura ha un nome, Grundschrift («scrittura di base», ma nella radice c’è anche la parola Grund come Grundschule, scuola elementare), e dagli stessi «codificatori» viene vista come un anello di congiunzione tra stampatello e corsivo. Nelle linee guida dei cinque esperti si legge: «Il Grundschrift si impara molto facilmente, ma allo stesso tempo può evolversi in una scrittura personale, che anche gli altri possono leggere con facilità. Il Grundschrift quindi di fatto non è un corsivo, ma un aiuto a sviluppare, a partire dallo stampatello, una scrittura personale e fluida». E’ naturale che le lettere vengano poi unite tra di loro con gli apici, purché la scrittura rimanga comprensibile. La riforma è stata bene accolta, promossa anche dalla severa Fazsulle sue pagine culturali che continuano a rispondere a livelli di discussione e erudizione più da rivista universitaria che da quotidiano. E’ l’ultima delle riforme «grafiche» introdotte in Germania, che nel Novecento ha visto sostituire il corsivo gotico (usato dai Goethe a Thomas Mann, e distinto nei suoi apici e angoli dal più rotondo corsivo latino) prima con il Sütterlin (1911) e poi – dopo l’editto di Hans Bormann del 1941 – con il «deutscher Normalschrift», la forma corrente più latinizzata nel tratto. Nella Ddr c’è stata inoltre un’ulteriore forma di semplificazione (1968). Sarà quindi il Grundschrift la scrittura tedesca del futuro, quello che appartiene ai bambini nati digitali? L’esperimento, pur giudicato positivamente, non è stato per ora esteso ad altri Länder. Tra gli oppositori, Ute Andersen, ex presidente dello Società per la lettura e la scrittura. La fatica della «scrittura manuale», sostiene la Andersen, è un fondamentale processo di apprendimento per ogni bambino. E privandoli di questa faticosa esperienza si rischia un impoverimento educativo. Anche il giornale Deutsche Sprachwelt, diretto da Thomas Paulwitz, ha pubblicato una serie di interventi di professori, scettici sul fatto che ogni riforma debba orientarsi sui bisogni dei più deboli. Bocciato – ma qui è un giudizio anche estetico – il Grundschrift anche dalla grafica Renate Trost, che ha sviluppato la riforma della Ddr. Nei prossimi anni si vedrà, se è stato un esperimento (abortito) o se il Grundschrift entrerà nel bagaglio culturale di tutti i tedeschi.


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