Il Talento tra le righe - Profilo grafologico del M° Stelvio Cipriani

Autore: Marco Sani

Il Talento tra le righe - Profilo grafologico del M° Stelvio Cipriani Contributi di Isabella Orazi pubblicato su "Attualità grafologica n. 135" edito dall' A.G.I. (Associazione Grafologica Italiana) 

Per ricordare il Maestro, ad un anno dalla sua scomparsa, proponiamo un capitolo del libro “Un Anonimo tra le note” (Sani, 2019), la biografia autorizzata di Stelvio Cipriani da poco in vendita al grande pubblico

«È morto il maestro Stelvio Cipriani: sua la colonna sonora di “Anonimo Veneziano”» (la Repubblica del 1° Ottobre 2018).

Compositore ed esecutore delle proprie opere (un gran numero di esse è sconosciuto al grande pubblico), il maestro Cipriani è stato un grande artista. Si è mantenuto lontano da ogni forma di ostentazione o stravaganza e, con la semplicità di modi e la riservatezza che lo hanno contraddistinto, ha saputo esprimere il proprio talento non solo nell’ambito della composizione
delle musiche da film ma anche come compositore di musica “colta”.
Per oltre cinquant’anni, forte di una solida formazione classica e grazie all’irrinunciabile studio quotidiano, ha saputo percorrere una strada creativa contrassegnata anche dalla capacità di innovare reinterpretando la tradizione. Nel 2014, durante le attività di reperimento dei materiali per la biografia, il Maestro manifestò il desiderio di offrirsi all’analisi della scrittura per poi
approvarne compiaciuto gli esiti.
Poiché il mio intento è semplicemente quello di condividere una
prospettiva sugli aspetti più intensi di Stelvio Cipriani, l’analisi è ovviamente inserita all’interno di un contesto discorsivo e privo di tecnicismi, di questo mi scuso con i colleghi più esigenti.

LONDON: «Nel Codice dell’Anima parli di qualcosa che chiami la teoria della ghianda. Che cos’è?»
HILLMAN: «È più un mito che una teoria. È un mito di Platone, secondo il quale tu vieni in questo mondo con un destino, anche se usa la parola paradigma invece di destino. La teoria della ghianda dice che esiste un’immagine individuale che appartiene alla tua anima» (London, 2019).
Il Codice dell’Anima di J. Hillman (2009) è uno dei libri più significativi che mi siano mai venuti “incontro”. Ognuno ha un destino, una missione, un compito, una vocazione, questo è il senso che si desume già dalla breve interazione tra London e Hillman.

E il traguardo più grande che un essere umano possa raggiungere sta nel dare ascolto alla propria vocazione, mettendo in fila azioni, una dopo l’altra, che lo conducano verso il compimento della sua più autentica essenza: essere felice di ciò che fa.
Sotto il profilo grafologico esiste un rapporto tra scrittura e scrivente che consente di tracciare un profilo di attitudini e tendenze in ognuno, la scrittura cioè manifesta attitudine ad esempio alle attività creative quando presenta indici di originalità, inventiva e personalizzazione nell’ideazione e nell’elaborazione (Disuguale Metodico); segni dell’intuito, della rapidità e vivacità dei ritmi intellettivi ed operativi (Slanciata, Veloce, Scattante, Dinamica); segni dell’energia e della volontà di autonomia ed affermazione (Intozzata I modo, Angoli A); indici della continuità di impegno, ma anche dell’entusiasmo e del desiderio di migliorare (Mantiene il rigo, giusto grado di Ascendente) (Millevolte, 1991, p. 136).

In sostanza tutte quelle caratteristiche relative all’originalità delle ideazioni, all’intuito, alla volontà di affermarsi, di avere pensiero autonomo e, ancora, entusiasmo, capacità di realizzare concretamente un’idea e il costante stimolo interno a fare sempre meglio. Cos’altro è l’attitudine? È disposizione, propensione, talento, tendenza. Dalla prospettiva grafologica Girolamo Moretti, caposcuola della grafologia italiana, ci riferisce un criterio: si può parlare di attitudine nel momento in cui l’abilità, cioè la capacità intellettiva di un soggetto in rapporto ad un mestiere, e la tendenza, ossia l’inclinazione istintiva per un ambito specifico, si trovano in accordo ottimale (Torbidoni, 1999).
E la tendenza da dove proviene? Secondo la teoria della ghianda di Hillman, esiste un’immagine individuale che appartiene alla nostra anima e, in riferimento al mito di Platone, ogni essere umano viene a questo mondo con un destino: avere la fortuna di scoprirlo ed attuarlo, essere felici per aver trovato il proprio posto su questa terra, è sicuramente l’espressione migliore dell’accordo tra abilità (saper fare ciò che si fa) e tendenza (ciò per cui siamo portati).

Lo psicologo ungherese dal cognome impronunciabile – Mihaly Csikszentimihaly- già nel 1975 introdusse il concetto di esperienza di flusso o esperienza ottimale. Iniziò a studiare e ad intervistare soprattutto i “creativi” per capire cosa li portasse a svolgere attività per le quali molti di loro non si aspettavano né successo né fortuna. Un famoso compositore americano degli anni settanta da lui intervistato, descrisse uno stato di estasi quando una composizione stava andando bene. Estasi in greco significa “stare a lato di qualcosa” ed è uno stato mentale che ci fa sentire che siamo al di fuori della routine quotidiana. Non c’è bisogno di entrare in luoghi speciali per capire cosa si prova in uno stato di estasi: né piramidi, né città maya, né luoghi di culto, né anfiteatri greci o ashram. Quel musicista disse di aver bisogno solo di un foglio di carta e di immaginare dei suoni e che gli sembrava che le mani si muovessero senza il suo controllo. Non succede a tutti: è un processo spontaneo che può essere compiuto solo da qualcuno che è molto allenato e che ha lavorato molto sulla sua tecnica. E, inoltre, non si può creare qualcosa di veramente innovativo senza almeno 10 anni di immersione nella conoscenza in un campo particolare, sia che si tratti di matematica che di musica o altro ancora: i sentimenti spontanei e senza sforzo dei pochi che entrano in questo stato di flusso vengono descritti come “una porta del cielo che si apre”. Mihaly Csikszentimihaly e colleghi intervistarono circa 8000 persone in tutto il mondo tra artisti, imprenditori, scienziati, scalatori himalayani, pastori navajo, suore non vedenti, persone cioè di ogni tipo che però amavano la loro attività qualunque essa fosse.
Tutti descrissero 7 condizioni ricorrenti del loro sentirsi in uno stato ottimale: concentrazione intensa, un senso di astrazione da tutto il resto (come essere al di fuori della realtà, in estasi); chiarezza procedurale su ciò che deve essere fatto in ogni momento; consapevolezza delle proprie capacità (sapere di poter riuscire anche se è difficile); senso di serenità; assenza di percezione del tempo (ci si dimentica di sé, della stanchezza, della fame, della sete); capacità di restare focalizzati solo sul presente e su ciò che si sta facendo; sentirsi parte di qualcosa di più grande. E, quando queste condizioni si verificano, vale davvero la pena proseguire lungo questa strada di gioia e armonia!

Quando il maestro Cipriani mi consegnò le scritture perché potessi studiarle restai decisamente colpita dai segni grafici ma anche dal contenuto di uno scritto in particolare ed è questa la ragione per cui ho voluto far riferimento alla condizione di flusso!
E l’ambiente quanto conta per favorire l’espressione del talento alimentato dall’esercizio? Gli esiti delle più recenti ricerche neurobiologiche ci dicono che il DNA è sì responsabile, ma solo fino a un certo punto, delle abilità musicali di un individuo. Infatti «l’attitudine per la musica è un tratto comportamentale complesso, e i fattori ambientali, come l’ambiente musicale dell’infanzia, l’esempio rappresentato dai genitori e dai fratelli e l’educazione alla musica influenzano le abilità musicali».
Inciampare su uno strumento musicale in tenerissima età non vuole dire che l’inciampante diventerà un musicista in ogni caso, ma a più di qualcuno, a quanto pare, accade. Se quell’organo presente nei pomeriggi del Cipriani bambino all’oratorio non si fosse trovato lì, in quel luogo e a quell’epoca, avremmo avuto lo stesso “Anonimo Veneziano”? Mi piace pensare che il talento del Maestro avrebbe trovato un’altra via per raggiungere il “Suo” strumento e per regalarci i momenti musicali di cui è stato capace.
E la sua scrittura, quando era ancora una “ghianda”, diceva già qualcosa?
Sicuramente possiamo apprezzare la fatica di un bell’esercizio di stile con pennino dell’epoca! Scrittura abbastanza organizzata e composta ma con qualche vistosa variazione di Calibro che dal medio tende al grande (si fa mite mite al cospetto di papà e mamma...). Tra le parole poco spazio, troppo poco (mica facile per uno che non stava fermo un attimo dover eseguire un compito di copiatura di quella portata!), e un contatto tra l’asta inferiore della “g” e la seconda “l” di Bambinello che è ben più di una toccata e fuga!

Qualche personalizzazione (manca il filetto finale della “o”) e cenni di cura estetica nelle realizzazioni delle maiuscole, nonché alcuni fuori programma calligrafici, soprattutto quando interviene la stanchezza, cioè alla fine dello scritto. Se dovessi riassumere il significato grafologico di tutto questo in un fumetto con la nuvoletta sopra alla testa del piccolo Stelvio, scriverei: «Posso fare di meglio lo so, ma ora voglio finire prima possibile perché non ne posso più di questa tortura».

La scrittura del maestro Cipriani ci parla di un atteggiamento improntato alla collaborazione ma sicuro e deciso nel sostenere le proprie idee e i propri progetti. Non ama granché essere contrastato e mostra una fermezza che sta alla base della sua volontà. È affidabile, sa portare avanti le proprie iniziative e non gradisce ingerenze, sapendo tuttavia mettersi ragionevolmente in discussione.
Ha la capacità di lottare contro gli ostacoli della vita con orgoglio e dignità senza farsi fuorviare dai propri obiettivi. Sa cogliere l’aspetto suggestivo delle cose e procede lungo la sua strada, evitandosi i fastidi il più possibile. La sua è una volontà che si rafforza durante l’azione e che ama conoscere e scoprire. Ha un’immaginazione vivida e si mostra particolarmente sensibile verso quegli ideali superiori che lo guidano nelle scelte. Avverte la necessità di ordine e armonia ma il suo è un “fare” vivace, carico di calore. Quando è immerso nel proprio sentire, si fa trasportare dalle intuizioni, ha guizzi di estro e associazioni felici che si traducono in ciò che realizza, con ordine e metodo.
Riferimenti bibliografici
Csikszentmihalyi M. (1990), Flow: The Psychology of Optimal Experience,Harper Perennial, New York.
Hillman J. (2009), Il Codice dell’Anima, Adelphi, Milano.
Millevolte A. (1991), La scrittura - L’analisi grafologica per la valutazione delle attitudini professionali, EBC, Trieste.
Palaferr i N. (2010), Dizionario grafologico morettiano, Libreria Moretti, Urbino.
Sani M. (2019), Un Anonimo tra le note, Tabula Fati, Chieti Scalo.
Testa A. (2010), La trama lucente, Rizzoli, Milano.
Torbidoni L. (1998), Problemi della grafologia applicata all’orientamento professionale, Libreria Moretti, Urbino.
Torb idoni L., Zanin L. (1998), Grafologia. Testo teorico-pratico, La Scuola, Brescia.


Sitografia (consultato in novembre 2019)

-London S. (2019), Uno Psicologo parla ai Genitori dell’Anima, del Carattere e della Vocazione da https://scott.london/ interviews/hillman_italian.html

-https://www.repubblica.it/scienze/2014/03/11/news/musicisti_orecchio_musicale-80763885/

-https://www.ted.com/talks/mihaly_csikszentmihalyi_flow_the_secret_to_happiness?utm_campaign=tedspread&utm_medium=referral&utm_source=tedcomshare
 


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