Il fenomeno della "Mano Guidata" nel testamento olografo.

Autore: Simona Rapisarda

Il fenomeno della "Mano Guidata" nel testamento olografo. Gennaro Pirone nel suo libro intitolato “Il falso in scritture” (Cedam, 1996), asseriva che il testamento olografo è la forma più semplice e più riservata che abbia la persona che voglia disporre dei suoi beni, esprimendo la sua volontà a mezzo di un documento. Nel nostro ordinamento giuridico trova disciplina nell’art. 602 c.c. ,  ai sensi del quale il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore. 
In particolare, “la sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni. Se anche non è fatta indicando nome e cognome, è tuttavia valida quando designa con certezza la persona del testatore”.
“La data deve contenere l’indicazione del giorno, mese e anno. La prova della non verità della data è ammessa soltanto quando si tratta di giudicare della capacità del testatore, della priorità di data tra più testamenti o di altre questioni da decidersi in base al tempo del testamento”.

Riassumendo dunque, i requisiti essenziali del testamento olografo sono:
- l’autografia,
- la data,
- la sottoscrizione.

Conseguentemente, un testamento olografo sarà nullo per vizio di forma quando viene a mancare taluno dei superiori elementi. Per ogni altro difetto di forma, il testamento può essere annullato su istanza di chiunque vi ha interesse (art. 606 c.c.).

Ciò premesso, uno dei quesiti cui è chiamato il grafologo giudiziario  è quello relativo alla autografia o apocrifia di un testamento, ed in questo ambito di indagine in alcuni casi al grafologo viene chiesto di verificare se le ultime volontà del de cuius siano state manifestate per iscritto autonomamente oppure se questi sia stato portato a vergarle tramite la tecnica della “mano guidata”.

Si tratta di un fenomeno che presuppone l’intervento di un terzo nella stesura di una disposizione testamentaria. In particolare, il terzo sovrappone la propria mano su quella del de cuius, al fine appunto di guidarne il gesto scrittorio.

In quali casi un terzo dovrebbe intervenire materialmente nella redazione di un testamento?

Ad esempio, per sostenere la mano di un soggetto che presenta delle patologie tali da impedirgli la piena ed autonoma realizzazione del gesto grafico-motorio; oppure di un soggetto che presenta delle carenze scolastiche/culturali; al fine di costringere fisicamente il de cuius a scrivere le sue ultime volontà, o ancora profittando di una condizione di incapacità di intendere o di volere del medesimo (in questo caso si parla di “mano forzata”).

Sul tema la giurisprudenza ha statuito che, “Qualora il de cuius per redigere il t.o. abbia fatto ricorso all’uso materiale di altra persona che ne abbia sostenuto o guidato la mano nel compimento di tale operazione, tale circostanza è sufficiente ad escludere il requisito della autografia, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda testamentaria alla reale volontà del testatore” (Cass.civ. n. 30953/2017).
Pertanto la Corte esclude, ai fini della validità del t.o. olografo, qualsivoglia intervento del terzo indipendentemente dal fatto che la volontà del de cuius sia stata rispettata o meno.
Il superiore orientamento si pone in netto contrasto con la sentenza n. 32 del 7 gennaio 1992 in base alla quale, “Se il terzo si limita ad accompagnare la mano del testatore per eliminare scarti e tremolii il testamento è valido”.
Cio’ in quanto per la Corte, la soluzione ormai consolidata che perviene alla nullità del testamento per difetto di autografia ogni volta che un terzo intervenga nella scrittura, deve ritenersi più corrispondente alla ratio della norma codicistica: una simile condotta, infatti, è in ogni caso “idonea ad alterare la personalità e l’abitualità del gesto scrittorio”, ovverosia due requisiti che devono ritenersi indispensabili affinché si possa effettivamente parlare di autografia.

Oltretutto, se si ritenesse diversamente andrebbe contro le finalità di chiarezza e semplificazione che orientano la disciplina del testamento olografo, condizionando l’accertamento della sua validità a circostanze quali l’effettivo fine che ha ispirato l’intervento del terzo e la reale corrispondenza di quanto scritto nell’atto con la volontà del testatore” (estratto dal sito www.studiocataldi.it ).  

Orbene, qualora il grafologo si trovi ad esprimersi su un caso di mano guidata, dovrà innanzitutto informarsi sull’età del de cuius e sulle condizioni di salute dello stesso all’atto del testamento, nonché tentare di ricostruire le circostanze di tempo e di luogo in cui sia stato vergato il testamento contestato; dovrà effettuare, altresì, una comparazione con delle scritture il più possibili coeve ed omogenee al documento; preferibilmente dovrà utilizzare dei documenti in originale in quanto ad esempio la pressione o la continuità, in casi come quello in esame rappresentano degli elementi indefettibili per giungere ad una soluzione del caso concreto.
Il criminologo francese Edmond Locard distingueva tra scrittura “a mano guidata” e scrittura “a mano forzata”. 

Nel primo caso ci si riferisce al gesto grafico di una persona che non riesce a scrivere per motivi fisici ed organici (malattia, senilità).

Nel secondo caso, invece, il soggetto è costretto da terzi a scrivere con la forza.

Pertanto l’energia delle due parti può rispettivamente, fluire nella stessa direzione o nella direzione opposta.

Nel caso della mano guidata è possibile evidenziare la predominanza della personalità di chi guida, che caratterizza l’impostazione dell’intero tracciato. Tale tipo di scrittura sarà contraddistinta da un incremento delle ampiezze e da un maggiore sviluppo grafico, rispetto alla normale grafia di entrambi i soggetti. Saranno, inoltre, presenti molteplici irregolarità e difficoltà nel mantenere il rigo.

Secondo Locard, la mano del soggetto scrivente tenderà a scendere, ad essere pesante, mentre quella del guidatore tenderà a salire per ripristinare l’allineamento. Tale tentativo di posizionamento/assestamento sovente si manifesta con due o tre puntini nel punto di inizio di singole parole o lettere.
Di fatto, ci troviamo di fronte ad uno scontro tra due “Io grafici”, che tentano di dominare l’uno sull’altro. La forza impressa dalla mano dello scrivente può sommarsi a quella data dal soggetto che guida, quando entrambe vanno nella stessa direzione. Tale rafforzamento pressorio determinerà un prolungamento eccessivo verso il basso di alcune lettere (come ad es. la “p” e la “q”).

Nel caso contrario, ovvero quando le due forze vanno verso direzioni diverse, saranno riscontrabili ristagni di inchiostro, arresti, tremori, cattivi collegamenti, interruzioni del tratto, disuguaglianze nella pressione, difformità rispetto alla scrittura del testatore (ad es. si pensi ai piccoli segni), in particolare quando è necessario un riposizionamento dello strumento scrittorio sul foglio (ad es. per comporre la lettera “t” e la lettera “i”),
(“L’ecriture à main-guidèe”, Lyon, Laboratoire de police, 1923, estratto da www.books.it).

Il caso della “mano guidata” (o costretta), si presenta tanto affascinante quanto estremamente delicato e complesso per il grafologo giudiziario designato, il quale dovrà condurre una indagine approfondita e minuziosa prima di rispondere al quesito sottopostogli.


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