Il disagio emotivo nella scrittura

Autore: Elisa Tricarico

Il disagio emotivo nella scrittura La grafologia è una disciplina affascinante, ricca di spunti inattesi e viene anche chiamata “psicologia della scrittura”, termine coniato da Marco Marchesan, in quanto consente di conoscere la personalità, anche negli aspetti particolarmente profondi, le doti innate (temperamento), le qualità intellettive, le modalità relazionali e comunicative, la predisposizione a disturbi psicosomatici, compensazioni, meccanismi di difesa, e la gestione dell’emotività.
Scrivere è infatti un’attività simbolica, spaziale e temporale, con cui il gesto grafico si inscrive su una superficie, il nostro mondo circostante, lasciandovi la sua traccia, il suo ritmo, la sua energia, la sua forma, che la rende univoca e irripetibile.
La scrittura è il mezzo con cui esprimiamo le nostre emozioni e ci indica come ognuno di noi vive la sua affettività, in quale misura e con quali modalità, proprio perchè scrivere e’ un gesto inconscio, che si attua senza un controllo razionale. Per questo motivo, è in grado di rivelare la natura intima e più profonda dello scrivente.
La grafia rappresenta un’impronta che ci segue per la vita, una traccia di noi stessi.
Grazie all’interpretazione dei segni grafici nel loro insieme, ci aiuta a "leggere" la personalità di un individuo, soprattutto il suo inconscio che nella scrittura si esprime a livello simbolico.
L’emozione può avere una funzione regolatrice della vita affettiva oppure perturbarne l’equilibrio. Essa entra in modo prorompente nel vissuto di ogni nostra azione. E sarà il diverso grado di intensità con cui l’individuo percepisce il proprio sé e il mondo che gli sta attorno a determinare modificazioni sul piano comportamentale.
E’ quella forza che regola il bagaglio dei nostri sentimenti e determina la staticità o il dinamismo delle nostre relazioni con gli altri, è l’espressione di un vissuto interiore, sia organico che funzionale, che contribuisce a creare l'immagine di se stessi e dell'ambiente in cui viviamo.
Ogni tratto della scrittura è l’espressione di una sensazione, che ci parla del nostro cuore, delle nostre percezioni e sentimenti più autentici, di come l’inconscio, la parte sommersa al di sotto della punta dell’iceberg, si manifesta e determina le nostre azioni e pensieri.
Lo psicologo Jung divide gli esseri umani in due gruppi: coloro la cui energia è rivolta verso l’esterno, verso l’ambiente (gli estroversi) e coloro il cui atteggiamento è rivolto verso la propria interiorità (gli introversi).
Gli estroversi avranno una grafia curva, ricca di arrotondamenti, quindi sarà aperto agli altri e lo accoglierà con morbidezza, oltre alla grande importanza data alla sfera affettiva.
Al contrario, l’introverso avrà una grafia più angolosa, segno di controllo, ritrosia, maggior orientamento alla sfera intellettiva piuttosto che alla spontanea manifestazione dell’affettività, a volte a causa di una volontà di auto protezione e difesa.
L’emotività, invece, sarà espressa, ad esempio, con la direzione sul rigo, quindi l’andamento della scrittura sul rigo.
Se la grafia sul rigo è orizzontale, l'individuo ha un grande senso del dovere e controllo delle proprie emozioni; diversamente se tende a scendere oppure è variabile, ci saranno più sbalzi di umore, e una grande ricettività rispetto agli stimoli esterni ma è anche indice del profondo vissuto emotivo dell’individuo che viene però percepito come altalenante e non sempre funzionale.
Ad un gesto scorrevole, disinvolto, senza inceppamenti né accumuli di inchiostro corrisponde un’equa valutazione della realtà in cui le emozioni vengono gestite in modo equilibrato; mentre invece repentini intoppi e congestioni del tratto sono indice di iperemotività e di eccessivo coinvolgimento.
Una dellle emozioni più complesse nell'individuo è l’ansia, che si caratterizza per uno stato d’animo pauroso, sempre in apprensione, inquieto, che talvolta può sfociare in disturbi somatici quando il corpo percepisce la necessità di affrontare un pericolo.
L’ansia si differenzia dalla paura in quanto è un’emozione aspecifica, ossia non è attribuibile ad un'origine definita.
La grafia, proprio perché espressione del nostro inconscio e degli aspetti neuro-fisio-psicologici, ci aiuta ad analizzare se una persona è soggetta a soffrire d’ansia. La  grafia «addossata», ad esempio, che consiste nell’avvicinamento esagerato tra due lettere, senza alcuno spazio interletterale (si appoggiano tra di loro per «farsi coraggio») è uno dei tratti lampanti dell'ansia.
Anche un tratto infangato e impastato con sbavature, indice di una forte carica emozionale e pulsionale che il soggetto non riesce a controllare, è espressione di forte ansia ed emotività mal gestita.
Nella depressione spesso si nota il cambiamento del tratto che diventa, da vitale, appoggiato e forte, a sbiadito, irregolare, sfocato e privo di energia, a discapito del formniveau, concetto introdotto dal grafologo Ludwig Klages, che è l'energia vitale dell'individuo che determina le sue azioni e diventa l'espressione più autentica della sua anima.
 
 
 

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