I tracciati scivolati: cosa sono?

Autore: Eliana Pagliardi

I tracciati scivolati: cosa sono? Il neuropsichiatra J. De Ajuriaguerra, insieme alla sua èquipe,  negli anni 60 del secolo scorso, presso l’ospedale Sainte Anne di Parigi e precisamente nel “consultorio per i disturbi dell’apprendimento e della psicomotricità”, ideò i tracciati scivolati, delle forme ampie, arrotondate e chiuse che rappresentano un pretesto per far eseguire gesti sciolti e rilassati,  con forme semplici, per permettere al bambino di concentrarsi sul movimento.

L’idea iniziale era quella di far rilassare il braccio del bambino, nel corso del movimento, lasciando una traccia ben visibile, facendo eseguire, con matite colorate, un tracciato di ampio formato, su fogli grandi (40x50/ 50x60), posti su un piano orizzontale appoggiando il braccio sul foglio e strusciandolo sulla carta.

Il foglio deve essere fissato al tavolo con scotch di carta per non intralciare il movimento, e, posto leggermente a destra per i destrimani e leggermente a sinistra per i mancini. La mano che non scrive, poggia essa stessa sul foglio, al di sotto del tracciato.
L’educatore esegue per primo il tracciato, ponendo una crocetta in alto a destra e indicando la direzione antioraria con una freccia, il bambino ripassa sulla forma, con movimento continuo fino a che essa non diventi delle dimensioni di un nastro. 

Bisogna sempre fare attenzione alla postura che deve essere corretta: seduti a distanza di un palmo dal tavolo, i piedi  leggermente divaricati a contatto col pavimento, le braccia appoggiate al tavolo, compreso il gomito del braccio scrivente, che non deve alzarsi durante l’esecuzione,  ricercando una sensazione di contatto e di pesantezza.
 
E’ molto importante la percezione tattile che il bambino avverte quando l’avambraccio è a contatto con il foglio. L’educatore sollecita il bambino ad avvertire questa sensazione e anche il rumore prodotto dal braccio che scivola sul foglio.

Gli strumenti grafici utilizzati sono: matite colorate che rilevano meglio il gioco della pressione e, pastelli a cera, si sconsiglia l’uso dei pennarelli, in quanto scivolano troppo velocemente sulla carta perché permettono solo un attrito minimo.

I tracciati scivolati prima del piano orizzontale, vanno proposti su un piano verticale, quindi su una lavagna o su un foglio grande appeso al muro; questa posizione consente al braccio di lavorare ruotando intorno alla spalla, anche se si perde l’appoggio e lo scivolamento.

I tracciati scivolati eseguiti su fogli grandi aiutano i bambini a sviluppare la scioltezza del gesto e a sciogliere eventuali tensioni a livello di articolazione dell’arto scrivente (dalla spalla fino ad arrivare alle dita della mano), e a rilassare corpo e mente.
Si inizia sempre da tracciati semplici come il cerchio o il segno dell’infinito, per passare poi a quelli più complessi, con l’inserimento di lettere o brevi parole.

Nei tracciati scivolati si inseriscono quindi, man mano che si procede, lettere e brevi parole senza stacchi, in esercizi di progressione da sinistra a destra.
Qui non siamo più nel gesto di rilassamento puro, c’è anche un lavoro di anticipazione mentale. Il bambino deve sapere quello che scriverà perché la traccia sia continua e fluida. E’ necessaria per questo una capacità di rappresentazione mentale che si ottiene accompagnando il passaggio dalla percezione al pensiero; si invita il bambino a memorizzare i tracciati, immaginandoli e tracciandoli a occhi chiusi con il dito nell’aria, fino a che l’immagine mentale diventi chiarissima.

I tracciati scivolati sono adatti a tutti i tipi di disgrafia, in quanto, sciolgono la rigidità, danno tonicità alla scrittura dei “molli”, velocizzano la scrittura dei “lenti e precisi” e infine controllano quella troppo veloce degli “impulsivi”.

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