Grafologia e Gestione delle Risorse Umane

Autore: Marilù Panebianco

Grafologia e Gestione delle Risorse Umane Da qualche tempo la possibilità di mettere in relazione questi due mondi mi riecheggiava in mente ed era diventato argomento di discussione con la collega con cui condividevo l’attività presso l’Ufficio del Personale dell’azienda in cui lavoravo. Finchè finalmente il corso di analisi della scrittura tanto cercato si materializzò nella mia città. Decisi quindi di intraprendere questa nuova, lunga avventura proprio perché immaginavo che la grafologia potesse essere uno strumento di grande aiuto nella Gestione del Personale. Man mano che approfondivo gli studi sono stata poi sorpresa dal constatare quanto potesse essere efficace.

Innanzitutto vorrei sgombrare il campo dagli equivoci, dicendo subito cosa NON è la grafologia: non è un test, non è una procedura, non ci sono risposte giuste o sbagliate. L’analisi grafologica è invece uno degli strumenti più efficaci, immediati e veritieri per comprendere le caratteristiche di una persona, che con il suo scritto è come se ci fornisse una sua fotografia. Attraverso la scrittura i punti di forza e di debolezza emergono spontaneamente, senza che l’autore ne abbia percezione, permettendo così al grafologo di stilare un profilo dello scrivente che, senza presunzione, si può definire piuttosto attendibile.

In particolare, se applicata al campo professionale, può offrire un enorme supporto all’azienda per valorizzare le Risorse Umane, in quanto permette di conoscere l’individuo nelle sue componenti quali, per esempio, intelligenza, precisione, flessibilità, e nelle sue caratteristiche temperamentali come energia, equilibrio emotivo, gestione dello stress, autonomia. Il grafologo riesce quindi ad offrire all’azienda utili elementi di giudizio indispensabili per valutare i propri collaboratori.

Sappiamo che il modus operandi aziendale è pragmatico, celere, con piani operativi che devono rapidamente condurre ad un risultato. Ed ecco che la grafologia si inserisce perfettamente in questa realtà in quanto strumento veloce, che fornisce un riscontro immediato.

Altri sono i vantaggi che questa disciplina può fornire: innanzitutto il costo non elevato rispetto ad altre tecniche di gestione delle R. U. più conosciute ed usate, quali test psicoattitudinali, questionari di personalità o prove di gruppo.

Inoltre, questo strumento di analisi permette di individuare aspetti della personalità dei dipendenti che difficilmente emergono con altre metodologie. In ogni caso, il bravo grafologo non deve fare riferimento alla personalità della persona analizzata ma attenersi scrupolosamente al mandato ricevuto dall’azienda committente, individuare cioè le attitudini lavorative correlate al ruolo che si sta esaminando.

Da non trascurare poi come attraverso l’esame dalla scrittura la valutazione che ne risulta si approssimi molto all’obiettività, poiché il grafologo potrebbe anche non incontrare i candidati evitando così di venirne influenzato.

Ma quello che può essere considerato il vero punto di forza dell’analisi grafologica consiste nella capacità previsionale dei comportamenti a lungo termine, predizione basata sui segni vergati su carta che ci permettono di cogliere anticipatamente eventuali segnali di allarme.

Diversi sono i momenti della vita aziendale nei quali la grafologia può dare il suo contributo. In questo contesto mi limiterò a citare la selezione, lo sviluppo del potenziale, la ricollocazione, il miglioramento del clima aziendale. 

Analizziamoli uno ad uno.

Parlare di selezione in questo momento di crisi è quasi un’eresia, ma proprio perché la selezione è una sorta di scommessa (chi ci garantisce che la persona scelta sia quella giusta?) è particolarmente utile avere uno strumento aggiuntivo che si affianca a quelli canonici – colloquio, analisi del CV, assessment, eventuali test o questionari – e che permetta di ridurre ulteriormente l’aleatorietà dell’indagine selettiva, dando così all’azienda una garanzia in più di investire bene le proprie risorse economiche. Nella ricerca del candidato ideale il grafologo dovrà attenzionare l’area comportamentale, ma soprattutto approfondirà il piano relazionale, intellettivo e, ovviamente, lavorativo della persona esaminata. Infine, stilerà un profilo da consegnare al committente affinchè quest’ultimo abbia tutti gli elementi per prendere la sua decisione.

All’interno della struttura organizzativa aziendale altrettanto importante è la configurazione di percorsi di carriera coerenti con lo sviluppo del potenziale. In questo contesto il compito della grafologia consiste nell’individuare capacità in fieri, non ancora espresse, oltre al grado di motivazione che la risorsa ha per progredire verso ruoli di maggiore impegno e responsabilità. Come già per la selezione, anche in questo caso siamo in presenza di una scommessa, una scommessa sul cambiamento al fine di far emergere doti che il collaboratore possiede ma che non sono state utilizzate poiché non ha mai avuto occasione di metterle in pratica.

Di grande interesse è anche il supporto che l’analisi grafologica può offrire in fase di riposizionamento lavorativo. In momenti di ristrutturazione aziendale particolarmente pesanti come quelli che stiamo vivendo, l’impresa potrebbe offrire ai suoi migliori collaboratori l’opportunità di essere spostati di ruolo, individuando i punti di forza della risorsa per andare a ricoprire una nuova posizione.

Da ultimo, ma non per importanza, la grafologia può giocare un ruolo rilevante anche nel contribuire ad un buon clima aziendale

Creare dei gruppi di lavoro che operino in armonia per il raggiungimento degli obiettivi aziendali portando avanti le attività, o lavorare in un ambiente dove l’antagonismo tra colleghi sia, non dico del tutto assente, ma ad un livello minimo che si potrebbe definire fisiologico, può rappresentare un plus per l’azienda, la marcia in più che in tempi di crisi può fare la differenza.

Purtroppo però, nonostante la versatilità dell’analisi grafologica, essa in Italia è ancora poco diffusa. Se è vero, infatti, che in Francia la percentuale delle aziende che utilizzano la grafologia è pari al 93 %, collocandola seconda solo allo strumento dell’intervista, nel nostro Paese non raggiungiamo il 6 %. Ciò significa che c’è ancora molto da fare per la diffusione di questa disciplina.

A questo proposito non posso non citare uno dei primi, se non il primo imprenditore italiano che introdusse la grafologia in azienda, Adriano Olivetti, che rappresenta un esempio di imprenditore illuminato. Egli già nei lontani anni ’50 faceva uso dell’analisi grafologica applicata alla selezione, analisi che effettuava personalmente dando particolare importanza alla firma1. Come grafologi c’è da essere soddisfatti se ancor oggi i suoi più stretti collaboratori ne riconoscono l’efficacia. Nello stesso tempo questa esperienza deve servire da sprone per coinvolgere altri imprenditori a testare questo metodo di analisi se, come riportato qualche tempo fa dal Corriere della Sera "i pregiudizi delle aziende italiane sono ancora tanti ma appena provano questo strumento cambia tutto" .

E allora dobbiamo impegnarci per raggiungere questo obiettivo, con l’augurio, che è anche una speranza, di abbattere la diffidenza che aleggia intorno alla grafologia e far sì che essa possa esprimere tutta la sua potenzialità al servizio del mondo del lavoro.  


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