Giuseppe Saragat (1898/1988)

Autore: Sonia Iannelli

Giuseppe Saragat (1898/1988) Leggi le premesse storiche

1 - Profilo biografico.

Aderì sin da giovane al Partito Socialista, al tempo perseguitato dal fascismo appena salito al potere. Per questo fu costretto all'esilio già nel 1926; riparò in Austria, mentre la gran parte degli esponenti socialisti (tra gli altri Pertini, Nenni, Rosselli) fuggiva in Francia. Questa differenza contò molto, perché Saragat entrò in contatto con la socialdemocrazia mitteleuropea, riformista e democratica, maturando avversione per il massimalismo rivoluzionario.
Al termine del secondo conflitto mondiale, tornato in Italia, si distinse nelle fila socialiste proprio per le posizioni coerentemente occidentali e riformiste, opponendosi alla linea che andava prevalendo nel partito e che avrebbe portato al Fronte popolare del 1948.
Quando questa scelta sembrava ormai ineluttabile, abbandonò il Partito Socialista, nel gennaio del 1947, per fondare il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (poi PSDI), con il quale diede appoggio al blocco democratico ed occidentale riunito attorno alla DC di De Gasperi; a quell'alleanza portò i voti dei tanti elettori socialisti e riformisti che rifiutavano il sostegno alle direttive di Mosca, risultando decisivo nelle elezioni del 18 aprile. In seguito fu tra i protagonisti della fase del centrismo, nei cui governi fu più volte ministro e Vice Presidente del Consiglio.
Esauritasi la fase del centrismo e scomparso De Gasperi, operò pazientemente per l'apertura al centrosinistra e la collaborazione tra le forze socialiste, dando sponda a Nenni nella riacquisizione di una autonomia dal PCI. Quando la formula di centrosinistra si impose, nel 1962, divenne credibile candidato al Quirinale, ma venne sopravanzato da Segni; dopo il discusso biennio di presidenza di quest'ultimo, e la sua prematura scomparsa, ripropose la sua candidatura nel 1964; bloccate vicendevolmente le due candidature dei maggiori partiti di governo (Leone e Nenni), venne eletto il 28 dicembre.
Scaduto il mandato presidenziale, Saragat fu eletto Presidente del PSDI, condotto dai Tanassi e dai Cariglia. Visse gli ultimi anni della sua vita defilato e scomparve nel 1988.
 
2 - Giudizio storiografico.
Uomo di grande spessore intellettuale, Saragat è stato descritto come vigoroso ed imperioso, ma anche umorale, capriccioso nella quotidianità quanto coerente e lungimirante sui grandi temi. Carattere non facile e non sempre simpatico, rifiutava il rapporto da pari a pari, noncurante del giudizio altrui, tanto da risultare impermeabile alle accuse di «socialfascismo» del 1948. Onesto e disinteressato in privato come nella vita pubblica, visse amareggiato il declino morale del suo partito e del Paese.
 
3 - Profilo grafologico.
La grafia di Giuseppe Saragat non conferma il giudizio storiografico. Essa è grande, convenzionale al limite dell’artificio, calligrafizzata, complicata, sovraelevata, prolungata in basso, lenta, inclinata; continuità irregolare; presenta sinuosità, lacci e nodi anche ripassati frammisti ad angolosità alla base delle lettere, barre del “t” prolungate e acuminate; tratto e pressione sono infangati e regressivi; quest’ultima è acuminata, diseguale, spasmodica, a fuso, ingorgata.
Desideroso di affermazione e concentrato su di sé (tema di narcisismo), Saragat mostra evidenti segni di amor proprio, orgoglio, perentoria determinazione ed esigenza di considerazione. In questa predisposizione ad attirare l'attenzione, egli risulta costruito, desideroso di manifestare una buona immagine di sé (calligrafizzata) seppure con calcolo, coperture (archi), captazione; tutto in lui è soppesato e calcolato e nulla lasciato al caso o all'improvvisazione.
Dotato di un buon atteggiamento verso il futuro, agisce con organizzazione preordinata, mostrando grande stabilità, costanza nell'impegno (scrittura rettilinea). Spirito politico, dotato di opportunismo e calcolo, nasconde una vena polemica e aggressiva sotto un'apparenza di malleabilità. Se convinto della giustezza di una argomentazione, non demorde e sa essere ostinato e caparbio (barre del “t”).
Immaginazione e senso del concreto si sposano in un carattere portato agli interessi materiali (prolungamenti in basso e tratto fangoso). Concentrazione ed efficienza, savoir faire e discrete capacità pratiche ne fanno un leader di successo, seppure non portato a risposte fulminee. É dotato di capacità tattica, prudenza e diplomazia.
L'intelligenza è ricca di risorse di riflessione (scrittura lenta), ponderazione e concentrazione; sull'intuizione prevale l'approfondimento analitico. Calcolatore, ricco di autocontrollo (rigidità), offre solo una limitata disponibilità all'altro. Ha senso estetico accentuato, scarsa resistenza alle tentazioni (scrittura sensazione) ricerca agi e comodità. Il temperamento eccitabile, malgrado l’attento controllo, non lo preserva da atteggiamenti polemici e aggressivi (acuminazioni e barre del “t”).  

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