Fratelli d'inchiostro: Beppe, Catena e Rosario Fiorello

Autore: Barbara Taglioni

Fratelli d'inchiostro: Beppe, Catena e Rosario Fiorello La triade nata nel catanese che, in ambiti differenti, rappresenta una parte importante del patrimonio artistico contemporaneo.

Figli di un appuntato radiotelegrafista della Guardia di Finanza, Nicola, e di una casalinga, Rosaria, cresciuti quindi in  una modesta famiglia italiana con tutte le sue debolezze e fragilità.

Il primo dei tre, che si fa strada nel mondo dello spettacolo, è Rosario, che fin da subito sceglie di farsi chiamare col suo cognome: Fiorello.

Poca la voglia di studiare ma tanto il desiderio di fare, di cogliere l’occasione e di crescere nell’ambito che ama di più: lo spettacolo  in cui si guadagnerà ben presto la notorietà.

Egli non dimentica però le sue origini e la sua famiglia ed è così che il più piccolo dei fratelli Fiorello, Giuseppe, detto Beppe, inizia la sua carriera di attore.

Due carismi diversi, due modi di stare sul palco completamente opposti ma stessa voglia di affermarsi  e di conquistare il proprio spazio e  il proprio pubblico.

Catena Fiorello rappresenta la terza punta di diamante del triangolo catanese. Nel panorama editoriale  diventa una firma importante: nei suoi romanzi Catena parla della sua Sicilia e indaga la sua vita familiare liberando  la sua arte creativa e facendosi  valere.

E’ innegabile che sia stato  Rosario, quello che ha dato una spintarella, che ha aperto la strada,  ma tutti i fratelli avevano senza dubbio un grande talento e qualcosa da raccontare.

Le loro firme?   Grandi, gonfie, legate, esuberanti (forse un po’ meno quella di Beppe).

La dimensione e  il movimento effervescente raccontano un sano narcisismo, il desiderio di protagonismo e  un’emotività forte, una turbolenza interiore che si traduce in vivacità intellettuale, in immaginazione  e intuizione sviluppate, in entusiasmo e ottimismo che aiutano a superare gli scoraggiamenti e le agitazioni latenti.

Il bisogno di contatti sociali è forte e intensa la paura della solitudine che  spingono verso la ricerca di pubblico e di consensi per colmare le proprie mancanze e per placare l’inquietudine e il desiderio di rivalsa. Interessante notare  la scelta differente nel considerare il Nome e il Cognome: Beppe  è l’unico a tracciarli entrambi,  Catena scrive solo il Nome e Rosario solo il Cognome.

Grafologicamente Catena sembra voler sottolineare la propria individualità, l’essersi “fatta” da sé e non grazie al Cognome che porta, mentre Rosario sembra voler proteggere la propria parte più intima e privata e probabilmente più fragile.
 

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