Folli-Grafiamo (Marina Abramovic)

Autore: Barbara Taglioni

Folli-Grafiamo (Marina Abramovic) Marina Abramovic – la passiva ricerca dell’estremo

 “L’arte deve essere vita” afferma Marina Abramovic e per cercare di dimostrarlo nel corso della sua vita di artista internazionale ha elaborato e organizzato performances che  hanno sempre e comunque puntato a svincolare il pubblico dal suo ruolo di spettatore passivo, con l’intento di coinvolgerlo più o meno direttamente.

Ha scelto di proporre il proprio corpo in esibizioni estreme, al fine di provocare forti emozioni nello spettatore: denudandosi, travestendosi, auto-seppellendosi o infierendo su se stessa con interventi a volte masochisti. Indagare il suo io più profondo, mettersi in gioco sfidando qualsiasi limite, senza aver mai paura di scandalizzare gli altri è stato sempre il suo obiettivo.

Probabilmente se NON fosse nata nel 1946 ma  solo qualche decennio prima sarebbe stata internata come è successo a molti altri personaggi considerati “diversi” nel loro modo di vedere e interpretare le cose della vita.

La sua grafia?
Possiamo riassumerla con una definizione: TIPO FILIFORME ACQUATICO.
Un gesto grafico che ricorda le un mare tranquillo  in cui il filo grafico si snoda come un nastro senza spasmi né scossoni, con un movimento che privilegia l’asse orizzontale e che evoca le movenze dell’acqua. Il tratto (non in originale) ricorda le onde, è dolce morbido ma non molle.
L’occupazione spaziale privilegia il bianco, con spazi ampi e irregolari e un rigo invece stabile. Una forma allargata, curva, poco ampia in altezza. La firma è semplice e omogenea.

Le corrispondenze caratteriali?
Una donna irrazionale in cui predomina la percezione istintiva più che la  logica del ragionamento. L’immaginazione è presente in maniera vivace, le idee sono originali e personali e la mente passa velocemente da un’idea all’altra. Il bisogno di libertà la porta a  fuggire dalle influenze profonde e sa dar prova di grande resistenza passiva con dolcezza, simpatia e morbidezza per sodisfare un bisogno profondo di armonia.
La partecipazione affettiva non è mai totale, si dona e si ritrae, come le onde su una spiaggia, poiché rifugge da coinvolgimenti troppo pesanti  per non perdere il suo agognato equilibrio.

Nel campo del sentimento sembra immatura, fragile e vulnerabile mentre in realtà risulta molto più forte di quanto non appaia, riuscendo a proteggere sempre il proprio mondo interiore  destreggiandosi, tra coraggio e fragilità, lasciandosi scivolare sull’alternanza perpetua  dell’inquietudine e della scoperta.  
 

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