Editoriale pubblicato sulla rivista CE.S.GRAF.

Autore: A. Mele e A. Panarello

Editoriale pubblicato sulla rivista CE.S.GRAF. È doveroso da parte di chi dirige una rivista proporre qualche spunto di riflessione su quanto sta succedendo nel mondo in questo periodo in cui la tragedia della pandemia Covid19 ha sovvertito le nostre vite e le nostre coscienze, causando lutti e sofferenze.
 
Oggi, come non mai, le immagini sepolte nell’inconscio sono pronte ad irrompere nello scenario rievocato dall’“Ombra Collettiva” Junghiana, quella coltre oscura in cui non riusciamo più a distinguere se i pericoli vengono perversamente ingigantiti da un gruppo per infondere paura al fine di poterli strumentalizzare e indirizzare verso biechi fini di potere e di lucro. Oppure se quest’Ombra è più pietosa e stende soltanto un velo che ammanta la speranza.
 
La nostra vita, i nostri rapporti, le nostre emozioni, la stessa percezione della realtà, tutto è cambiato dentro e fuori di noi di fronte alla paura per noi e per i nostri cari, al dolore per le innumerevoli morti, allo spettro della povertà, alle incognite del futuro.
 
Come resistere allora al senso di impotenza di fronte a questo potentissimo nemico che semina terrore personale e sociale?
Non tutti ne abbiamo la forza, nessuno di noi è al sicuro, e allora dovremo ricorrere a difese che, come tutte le lotte dell’anima, non sono palesi ma simboliche e mediate. E quali potranno essere? Interrogativi a cui ha risposto la psicanalisi con lo studio dei Meccanismi di difesa, il ricorso cioè a quelle strategie, per lo più inconsce, che hanno la funzione di proteggerci dai morsi della sofferenza, dalle cadute in depressione, sedando in parte le angosce, negandole, razionalizzandole, proiettandole…
 
E così alcuni di noi, in questo momento di disorientamento, fanno appello
 
alla negazione:  non è niente, è solo una normale influenza
 
alla razionalizzazione:  in fondo i morti erano vecchi, hanno solo anticipato la morte di poco
 
alla proiezione: in cui la nostra aggressività, invidia, rancore vengono attribuiti agli altri: sul presunto untore; su chi, più ricco o più potente, è riuscito a scamparla; su chi emana continue disposizioni, confuse e contraddittorie, senza comprendere che le certezze sono ancora lontane
 
all’annullamento retroattivo:  di cui la classe dirigente fa ampiamento uso, nel senso che a un determinato ordine ne segue immediatamente un altro non per riparare al precedente, ma per annullarlo radicalmente come se non fosse mai avvenuto. Nascono così le contraddizioni e le azioni in antitesi tra loro.
 
Ma, a fronte di queste strategie destinate a proteggere noi stessi, ne esiste un’altra, tanto nobile quanto rara, che ci distoglie dal nostro egoismo per connetterci alle altre esistenze:
 
la sublimazione:  meccanismo di difesa che apre alla carità e alla condivisione, poiché ricchi e poveri, potenti ed emarginati, siamo tutti in balia di eventi superiori.
 
E, se questa dura prova avrà il potere di cambiarci e infonderci un senso di maggiore vicinanza al nostro prossimo, sarà soltanto se riusciremo a recuperare un orientamento di vita meno cinico ed egoistico.
 
Angela Mele
____________________________ 

Questo numero della rivista si adegua ai tempi e l’inattività delle tipografie non mette le distanze con i nostri abbonati, così il tradizionale format cartaceo cede il posto ad un pdf inviato on line.
Certo, è piccolissima cosa, una alternativa di trascurabile effetto sulla nostra quotidianità, rispetto al dramma epocale che stiamo vivendo sotto il profilo umano, sociale, economico, culturale.
 
Quasi come un mantra, continue sollecitazioni ci ricordano che la nostra vita è cambiata, cambierà.
 
Ma, siamo in grado di accettare il cambiamento e soprattutto quale volto avrà il cambiamento?
Domande alle quali, impazienti, esigiamo risposte che tardano ad arrivare.
 
L’incertezza alimenta l’umano sentimento di impotenza e allora, probabilmente non resteranno che due strade da percorrere: prendere coscienza della necessità di un nuovo adattamento, mettersi in gioco, ancora una volta, attingendo a risorse nuove oppure occultare quel che è stato, come un incubo da cancellare, innescando una continua lotta per allontanare pensieri negativi nell’illusione di una realtà che, però, nulla ha di vero.
 
 Nel nostro ambiente stiamo facendo sforzi proponendo formazione a distanza, continuando le attività che tengano vivi gli interessi dei nostri Allievi ed Associati, non disattendendo alle loro aspettative. Eppure si levano voci ansiose con la spasmodica richiesta di certezze a colpi di bacchetta magica: quando? Come? Gli esami? La pratica?
 
Chissà se l’immane sacrificio di vite umane, la sofferenza fisica e morale di chi ce l’ha fatta per se stesso e per gli altri, la restrizione della libertà personale, favoriranno un nuovo sentimento di socialità o se, invece, il distanziamento fisico/sociale declinerà nell’esasperazione di egoismi, caricando l’”altro” della colpa della nostra precarietà.
 
Alessandra Panarello
 

Categorie correlate