Disturbi specifici dell'apprendimento: cosa sono e come riconoscerli

Autore: Valerio Giannitelli

Disturbi specifici dell'apprendimento: cosa sono e come riconoscerli Riconoscere la presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento è significativo al fine di sostenere e facilitare il soggetto, a prescindere dalla sua età cronologica, nelle incombenze scolastiche e professionali quotidiane; una mancata diagnosi di DSA potrebbe minare il cosiddetto “saper fare” dell’individuo, nonché la propria autoefficacia, fino alla progressiva perdita della propria autostima.
  
Come riconoscere un disturbo specifico dell'apprendimento?
 
Con la definizione di “Disturbi specifici dell’apprendimento” (DSA) viene fatto riferimento ad un gruppo eterogeneo di disordini che si manifestano con selettive e significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di una specifica abilità, come ad esempio il linguaggio scritto o il calcolo (Grossi & Trojano, 2018, 187).

Questi specifici deficit, potenzialmente causati da una disfunzione del sistema nervoso centrale, possono persistere nell’arco della vita dell’individuo ed escludono aprioristicamente la possibilità da parte del soggetto di possedere un ritardo mentale; infatti, per effettuare diagnosi di DSA viene utilizzato principalmente il criterio della discrepanza tra un’abilità cognitiva che è compromessa rispetto all’età cronologica del soggetto, o alla classe frequentata da quest’ultimo, ed il funzionamento intellettivo generale che risulta, al contrario, risparmiato (ivi).

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) possono riguardare, pertanto, disturbi della lettura e della scrittura (dislessia, disgrafia, disortografia), disturbi del calcolo (discalculia) e disturbi visuo– spaziali (ivi).

Per riconoscere ed inquadrare a livello diagnostico un disturbo specifico dell’apprendimento è innanzitutto necessario escludere la presenza di danni sensoriali, deficit neurologici o disturbi emotivi gravi che possano giustificare le difficoltà di apprendimento del bambino (Grossi & Trojano, 2018, 195).

I disturbi della lettura presenti in età evolutiva (dislessia evolutiva) vengono interpretati differentemente a seconda dei modelli di comprensione, quali il modello di Marshall (1984) ed il modello neurofisiologico di Cestnick e Coltheart (1999)1 .

Questi specifici disturbi vengono valutati, generalmente, attraverso un’analisi quantitativa e, soprattutto, quantitativa degli errori che il bambino compie in specifiche prove standardizzate (Grossi & Trojano, 2018, 195).

I disturbi del calcolo, invece, vengono osservati, secondo il modello cognitivo di McCloskey e collaboratori (1985), alla presenza di specifiche difficoltà, da parte del bambino, nella identificazione e recupero delle singole cifre durante i compiti di lettura e scrittura di numeri in codice verbale o arabo (dislessia per le cifre), nell’utilizzo corretto delle procedure di calcolo (discalculia procedurale) e nell’acquisizione dei fatti numerici (discalculia per fatti aritmetici).

Infine, i disturbi visuo – spaziali, come osservato da Cornoldi e colleghi (2003), si manifestano con una discrepanza tra le competenze verbali e non verbali dimostrata con una differenza di almeno 15 punti tra il QI di performance e il QI verbale, con la compromissione da parte del bambino degli apprendimenti scolastici che richiedono la elaborazione di materiale non verbale (quali ad esempio l’aritmetica, la geometria, il disegno) e l’assenza di un ritardo mentale o di altri fattori che escludono

Ciononostante, si vede comunque necessario analizzare la coordinazione motoria del bambino, nonché il suo controllo comportamentale ed il grado di adattamento sociale presente.

Riconoscere la presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento è significativo al fine di sostenere e facilitare il soggetto, a prescindere dalla sua età cronologica, nelle incombenze scolastiche e professionali quotidiane; una mancata diagnosi di DSA potrebbe minare il cosiddetto “saper fare” dell’individuo, nonché la propria autoefficacia, fino alla progressiva perdita della propria autostima.

In sintesi, un soggetto con un disturbo specifico dell’apprendimento non diagnosticato potrebbe riconoscersi come “incapace”, “non all’altezza”, quando in realtà ad essere minate non sarebbero le sue capacità intellettive, come precedentemente esplicitato dal criterio della discrepanza.

Queste sgradevoli possibilità obbligano inevitabilmente a riconoscere l’importanza di una corretta e precoce diagnosi di DSA, affinché l’individuo si veda sostenuto e facilitato attraverso specifici strumenti ausiliari nel proprio percorso di formazione scolastica, universitaria e professionale.

Note:
1 Per una trattazione specifica dei modelli, si rimanda a Grossi e Trojano (2018).
2 un disturbo specifico dell’apprendimento (Grossi & Trojano, 2018, 200).


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

- Cestnick, L., & Coltheart, M. (1999). The Relationship between Language – processing and Visual – processing Deficits in Developmental Dislexia. Cognition, 71, 231 – 255.

- Cornoldi, C., Venneri, A., Marconato, F., Molin, A., & Montinari, C. (2003). A Rapid Screening Measure for the Identification of Visuospatial Learning Disability in Schools. Journal of Learning Disabilities, 36, 299 – 306.

- Grossi, D., & Trojano, L. (2018). Lineamenti di neuropsicologia clinica. Carocci Editore: Roma.

- McCloskey, M., Caramazza, A., & Basili, A. (1985). Cognitive Mechanisms in Number Processing and Calculation: Evidence from Dyscalculia. Brain and Cognition, 4, 171 – 196. Cognitive Mechanisms in Number Processing and Calculation: Evidence from Dyscalculia. Brain and Cognition, 4, 171 – 196.
 

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