Disgrafia, disortografia, dislessia, discalculia: quanti nomi per definire cosa?

Autore: Marta Mani

Disgrafia, disortografia, dislessia, discalculia: quanti nomi per definire cosa? DIS…piacere mi chiamo… Giovanni! DIS è un prefisso che ha significato peggiorativo e conferisce, alla parola a cui si unisce, uno opposto con valenza negativa o contraria, si trova soprattutto nel linguaggio sanitario per indicare alterazione, patologia o disturbo di una funzione come accade nei casi di disgrafia, disortografia, dislessia, discalculia, ed altro. Con tali classificazioni esclusive dell’ambito sanitario è stato tolto alla scuola, il compito di aiutare gli allievi e contribuire alla crescita e allo sviluppo delle loro potenzialità specie per chi in difficoltà. Oggi se abbiamo qualcuno che non riesce bene viene immediatamente depistato verso la classificazione: “Sarà DISlessico?, forse DISgrafico chissà se sarà DISortografico, DIScalculico?! Mandiamolo a fare gli approfondimenti!” Qualche DIS gli si cuce addosso e inizia la tormentata odissea verso la certificazione. Un allievo non è un DISgrafico, DISortografico, DISlessico o DIScalcuclico, egli ha un nome proprio, è una persona cha ha una sua storia, una propria evoluzione e proprie criticità, ma anche tante potenzialità che devono essere conosciute e considerate preziose risorse a cui appellarsi per poter promuovere il processo evolutivo presente in ciascuno. L’obbligo educativo della scuola L’obbligo educativo della scuola, diviene l’individuazione oltre che dei segnali d’allarme e di ciò che viene considerata insufficienza, anche di tutti gli aspetti che determinano il bagaglio dell’allievo, lo stile di conoscenza, la volontà e l’intenzionalità, il piacere e la curiosità, il coraggio e la spinta motivazionale.

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