Colpiti nell’oralità. I cambiamenti nella nostra scrittura durante e dopo il Covid19

Autore: Barbara Taglioni

Colpiti nell’oralità. I cambiamenti nella nostra scrittura durante e dopo il Covid19 La mano-scrittura, oltre a essere un meraviglioso mezzo di comunicazione, ha da sempre, racchiuso in sé il mistero e il fascino di rendere visibile ciò che visibile non è: l’essenza di ogni individuo e il suo mondo interiore, così unico e peculiare. Se andiamo a osservare  le grafie  dei tempi andati o di popoli differenti da noi potremo notare come esse siano il risultato di culture e religioni diverse e come tutte abbiano subito i cambiamenti dello scorrere del tempo e delle mode, delle forme educative modificate dal susseguirsi di nuove visioni e modi di interpretare la disciplina , la tradizione, la quotidianità, la comunicazione ecc..

Ma anche la scrittura di ognuno di noi cambia e si modifica con lo scorrere della nostra vita. Al modello scolastico che ci viene insegnato aggiungiamo, chi più chi meno, le nostre personalizzazioni e ricombinazioni delle forme letterali, le arricchiamo o le rendiamo più sobrie, inventiamo o aggiungiamo segni che riteniamo ci rappresentino meglio. Può capitare anche che essa si destrutturi o che diventi più tremolante e malmenata con la vecchiaia o con il subentro di qualche patologia degenerativa.  Oggi che stiamo attraversando un periodo molto particolare e difficile a causa del Corona Virus, che ha alterato in un lampo la nostra quotidianità, in cui abbiamo capito che ci vorrà moltissimo tempo perché si torni a una sorta di normalità, dove comunque probabilmente nulla sarà più come prima, viene spontaneo domandarsi: la nostra scrittura cambierà? Si potranno vedere segni tangibili dello stravolgimento che stiamo vivendo? Dobbiamo innanzitutto partire con l’analizzare campioni di grafie antecedenti il Covid19.

La tendenza degli ultimi decenni ha portato a una sorta di omologazione del modello grafico a favore di forme cosiddette Orali di Freud, cioè di scritture curve, a volte un po’ infantili, invadenti nello spazio del foglio, compatte tra righe e parole,  con margini non rispettati e praticamente assenti, con una zona media prevalente, dove gli allunghi superiori e inferiori si sono atrofizzati, spesso gonfie e dilatate, che si muovono nel foglio con un movimento lento e a volte anche monotono.
Sono caratteristiche queste che ben rispecchiano  la maggior parte del carattere delle nuove generazioni, dotate di un’intelligenza assimilativa e ricettiva, meno critica e innovativa, spesso poco tenaci, affettivamente dipendenti, amanti del superfluo, dell’apparire e concentrate nel qui e ora. 

Quali potranno essere allora i cambiamenti più evidenti ? Il primo aspetto che probabilmente verrà maggiormente condizionato sarà lo spazio. Grafologicamente  il foglio bianco non è che la trasposizione su un ritaglio di carta dello spazio intorno a noi, e lo occupiamo, riempiendolo allo stesso modo con cui arrediamo lo spazio e l’ambiente in cui viviamo:  ogni segmento di bianco o spazio lasciato ha un particolare significato. Siamo oggi costretti a vivere rinchiusi tra quattro mura, con regole e distanze ben precise da rispettare, i nostri spostamenti e i nostri orizzonti temporali sono stati forzatamente ridotti, siamo diventati obbligatoriamente più disciplinati.  La nostra grafia non potrà non risentire di questi mutamenti. Molto probabilmente tornerà  a rispettare questi spazi “costretti” anche nel foglio,  ritrovando nuove distanze sia nei margini che tra righe e parole.

Stiamo abituandoci a organizzare e inventare le nostre giornate approfondendo aspetti che prima non pensavamo o non vedevamo, proiettati come eravamo a mostrarci sempre perfetti e all’ultima moda o a rincorrere il tempo, sempre troppo veloce e insufficiente. Abbiamo ora dovuto aumentare il nostro senso del dovere, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni. Abbiamo dovuto rinunciare a tanto di ciò che era superfluo e abbiamo scoperto che di molte cose possiamo anche fare a meno. Abbiamo letto certamente qualche libro in più e abbiamo improvvisamente scoperto di avere un sacco di tempo a disposizione. Siamo diventati più prudenti e coscienziosi, più attenti e riservati, a volte anche più ansiosi  con tendenza a somatizzazioni.  Allora probabilmente anche la forma della nostra grafia si concentrerà maggiormente, diminuendo in dimensione seguendo il cambiamento.

Nelle grafie orali così diffuse fino ad ora si potranno innestare le tracce di caratteri più vicini all’Analità  di Freud,   meno curve e gonfiezze e più angoli, alternanza di ritmo nel movimento tra tensioni e mollezze, forse un maggiore rovesciamento a sinistra dell’inclinazione.

Il tempo come sempre ci permetterà di capire meglio quali saranno i cambiamenti nella società in futuro e se ce ne saranno anche nella nostra scrittura. Volendo avere sempre una visione ottimistica, diciamo che  forse non tutti i mali vengono per nuocere e anche da questa grande e incredibile e tragica pandemia, potremo imparare qualcosa di positivo. Come dice il Dalai Lama: “La tragedia dovrebbe essere utilizzata come fonte di forza. Indipendentemente da quale sorta di difficoltà, da quanto dolorosa l’esperienza sia, se perdiamo la speranza, questo è il nostro vero disastro”.
 

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