Anoressia e scrittura

Autore: Marilena Cremaschini

Anoressia e scrittura Anoressia e scrittura
  Freud in “Lutto e Malinconia” (1915) considera l’Anoressia Mentale come meccanismo difensivo nei confronti del senso di colpa, ma in “Minuta G”  (1895) incomincia ad associare la perdita d’appetito con la perdita della libido o la negazione di esso. nel 1927 tale patologia viene addebitata alla negazione della genialità e all’angoscia associata a questo processo.
Abraham(1916-20), sulle orme di Freud, riconduce l’anoressia allo scontro tra il soggetto e la propria sessualità e identità femminile e viene associato come malessere alla sua insorgenza nell’infanzia o meglio nella fase della oralità che riguarda addirittura i primi mesi di vita in cui il neonato ha la prevalente percezione del bisogno della fame e della sua immediata soddisfazione, se questa soddisfazione non avviene o avviene in ritardo o con errate modalità, dovute alla mancanza di cure adeguate, si stampa in lui il ricordo di un bisogno primario mai soddisfatto che non dimenticherà per tutta la sua vita e che segnerà ogni suo pensiero con ansia e timore di patire la stessa privazione, magari col tempo sostituita con altri tipi di frustrazione.
Il cibo è dunque il sostituto simbolico di altri bisogni che l’individuo sente di non poter soddisfare.
Non esiste un segno grafologico per identificare il disturbo ma una serie di segni rilevatori a sedonda della fase e dell'atteggiamento palesato durante la sindrome.


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