Analisi della grafia di Camille Claudel

Autore: Lidia Fogarolo

Analisi della grafia di Camille Claudel Camille Claudel, scultrice e sorella del poeta Paul, nata e cresciuta nella provincia francese, approda non ancora ventenne a Parigi con tutta la famiglia. Molto presto incontra Auguste Rodin, quarantenne e allora agli inizi di una carriera che sarà strepitosa, ne diventa l’allieva e, a un momento imprecisato, l’amante.

Questo sodalizio affettivo e artistico dura diversi anni. Poi, nel 1893, Camille sceglie l’indipendenza (ha 29 anni), abbandona l’atelier di Rodin e intraprende una sua ricerca, incurante dei successi mondani, nell’oscurità e nella povertà. Ma in questa solitudine sempre più ostinatamente cercata Camille Claudel inizia a dare i primi segni di squilibrio: vede crescere la fama di Rodin e si sente derubata delle sue idee. A partire dal 1905 (ha 40 anni circa) queste ossessioni, queste angosce si trasformano in idee fisse, poi in psicosi. Rodin diventa nella  fantasia di Camille la mente di un complotto che mira ad annientarla.

La sua crisi di identità, che non riesce a risolvere, la isola sempre di più. Dal 1905 si mette a distruggere le sue opere, nel 1906 cessa ogni attività artistica. Nel 1913, all’età di 48 anni, su richiesta del fratello Paul, viene internata in un ospedale per malati di mente, di dove non uscirà che il giorno della sua morte, avvenuta trent’anni dopo. La sua malattia mentale, la catastrofe radicale della sua esistenza, rimane un mistero ampiamente inesplorato. Camille Claudel in manicomio non era né violenta né aggressiva; col passare degli anni diventò sempre più tranquilla e chiedeva insistentemente di tornare a casa. Ma per il fratello famoso sarebbe stata un peso e per la madre pure (“tenetevela, ve ne supplico … ha tutti i vizi, non voglio rivederla, ci ha fatto troppo male”, così scrive la madre al direttore del manicomio senza riuscire a perdonarle le sue scelte anticonformiste). Di questa sua esperienza Camille scrive in una lettera, 8 anni prima di morire: “Sono precipitata in un baratro … Del sogno che fu la mia vita, questo è l’incubo” (lettera a E. Blòt, 1935).

Alcuni biografi, per rendere la storia più comprensibile dal punto di vista del tragico destino di lei, vedono la sua carriera distrutta dalla viltà congiunta di due uomini: Rodin, il suo amante che l’ha sfruttata, e dello scrittore Paul Claudel, suo fratello, che l’ha fatta rinchiudere. Non credo sia possibile, tuttavia, senza alterare ampiamente i fatti, imputare a questi due uomini il suo crollo.

Da dove venivano le sue tendenze autodistruttive?

Se noi interroghiamo la grafologia per avere anche solo un vago indizio su che cosa possa essere successo per spiegare questa catastrofe a livello di personalità, bisogna riconoscere che qui non troveremo alcuna risposta diretta, perché non vi sono particolari squilibri nella grafia di Camille Claudel.

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