Analisi della grafia di Andrea Camilleri e Luca Zingaretti

Autore: Barbara Taglioni

Analisi della grafia di Andrea Camilleri e Luca Zingaretti Risulta impossibile parlare di Camilleri senza associarlo alla figura di Zingaretti e quindi del celeberrimo Commissario Montalbano. Quando nel luglio scorso Il grande scrittore ci ha lasciato, l’attore lo ha voluto ricordare con queste parole: “ Un Maestro prima di tutto, un uomo fedele al suo pensiero, sempre leale, sempre dalla parte della verità che ha raccontato tutti noi e il nostro paese. Mancherai a tutti, ma soprattutto mancherai a me perché in tutti questi anni meravigliosi in cui ho incrociato la mia vita con quella del commissario, mi sei stato amico. Ho avuto la strana sensazione che bastasse un tuo tratto di penna a cambiare la mia vita. So che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, “Montalbano sono!” dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l’occhiolino in segno di intesa, come l’ultima volta che ci siamo visti a Siracusa. Camilleri invece parlando di Zingaretti in un’intervista disse: “Ricordo che un giorno mi telefonasti chiedendomi spiegazioni sul personaggio e il modo migliore per interpretarlo, e io ti risposi ‘picche’, dicendoti che eri così bravo che avresti trovato da solo il modo per rendere la figura del commissario. E infatti ci sei pienamente riuscito” e infatti non  poterono  entrambi più farne a meno. Due grandi uomini che si sono incontrati e hanno dato origine a qualcosa di bello e di indimenticabile. Due persone comunque fondamentalmente molto diverse come ci conferma anche la loro grafia.

Il campione a disposizione è scarso, ma ci permette di osservare sin dal primo sguardo  un approccio al foglio sicuro e pieno di entusiasmo, di un carattere che tende più a espandere che a approfondire. La misura è grande, la forma è chiara, legata e ascendente nel movimento, con ghirlande inanellate e una zona media ben strutturata. Gli ovali sono gonfi, chiusi con lacci e la firma è quasi senza soluzione di continuità. Una grafia che suggerisce grandi doti di comunicazione, di socievolezza e di estroversione.

È una scrittura che esprime ricettività, apertura, avidità di contatto e ricchezza di sentimento, un sentire vivo e coinvolto. Il desiderio di piacere e di essere riconosciuto per i propri meriti è fortemente ribadito dalle “m” e dalle “n” in ghirlanda inanellata (coppe unite da un piccolo anello sinistrogiro) che sono peculiari di un carattere abile nei rapporti, con savoir fair (“c” a conchiglia), con un’intelligenza pratica e volonterosa. Questo segno parla anche di un sano egocentrismo e della tendenza a rimuginare su fatti e persone senza mai perdere di vista il buon senso. La presenza di qualche “triangolo” (nella “A” maiuscola) ci ricorda che in caso di necessità lo scrivente sa attingere alla propria ostinazione e al proprio autoritarismo nell’imporre idee e decisioni.

La grafia di Luca Zingaretti è decisamente differente. Così come quella di Camilleri sembra appartenere più a coloro che possiedono un carattere più estroverso, socievole e comunicatore quella dell’attore rivela un modo di essere più spigoloso,  sensibile e riservato. Sorprende  per le piccole dimensioni, per l’angolosità e per il movimento  vibrante e sinuoso con cui si muove sul rigo. Possiamo ritrovare in lui le tipiche caratteristiche grafologiche del temperamento nervoso di Ippocrate e le relative corrispondenze caratteriali. Le lettere sembrano saltellare vivacemente, mentre l’aria e il bianco tendono a prevalere sulle parti scritte. Questo grafismo esprime vivacità e prontezza di spirito, uniti a una buona dose di intuizione e di immaginazione.
Le finali brevi e trattenute, a volte ritorte a sinistra, confermano prudenza,  difficoltà ad aprire il proprio cuore e una grande riservatezza. Il filo grafico ci parla di un uomo attento, capace di reagire con rapidità agli stimoli esterni, che sa andare diritto allo scopo, cercando di evitare inutili complicazioni. Intellettualmente emotivo e sensibile, mostra curiosità, apertura di mente, eclettismo, capacità di osservare cose e fatti sotto diverse angolazioni.  Il  suo umore è spesso  disuguale come la sua scrittura. Portato all’introspezione, egli stesso afferma di avere “l’attitudine al dubbio”. Concentrato in se stesso, interiormente inquieto, è pervaso da un sottile tormento, da una perplessità di fondo, tra la voglia di sicurezza e la paura di scelte definitive che possano limitarne  o condizionarne l’ indipendenza.  Un uomo che non sopporta la routine, che ama la varietà e il rinnovamento, timoroso dell’altrui giudizio, che  tende a prediligere ambienti solitari e silenziosi alla confusione e alla ribalta che inevitabilmente il successo porta con sé.
Emotivamente fragile, critico e teso, tendenzialmente scontento e malinconico, di difficile adattamento, con ritmi di lavoro disuguali, abituato a dialogare con se stesso, trova la capacità di difendersi e di proteggersi dai propri dubbi e dalle proprie ansie, facendo ricorso alla sua grande e potente risorsa : l’intelletto, il pensiero, la creatività. Paul Valéry  disse “Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.  Questi due personaggi, come abbiamo potuto vedere anche dalla loro scrittura, decisamente differenti,  hanno saputo tirare fuori il meglio di sé l’uno dall’altro, regalandoci per 20 anni uno spaccato della storia, della cultura del pensiero, delle tradizioni e dei misteri della Trinacria.
 

Categorie correlate